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L'Elementalista ( 3 di 8 )
Data: 21/12/2020, Categorie: pulp, Autore: Hermann Morr
... di un porto. Due pastori sedevano a un tavolino con caffè corretto, gazzetta dello sport e cappello in testa, dietro il banco in fondo la barista era quasi addormentata, donna sciupata di mezz'età nascosta tra bottiglie e pacchetti di sigarette, ma si riscosse con un sorriso quando lo vide. " Signor Milo ! Che le do ? " Giustamente, visto che nel sogno lui era li ogni estate, lo conoscevano, avrebbe persino potuto chiedere a loro dove abitava nel paese, ma si sarebbe sentito troppo ridicolo. Chiese invece caffè e cornetto, arrivarono accompagnati da un bicchierino di vermut. Il caffè sapeva di ginseng, la brioche conteneva marmellata di more, il nuovo mondo cominciava a piacergli. " Starà nel suo magazzino questo pomeriggio ? " " No, no, faccio un giro, ripasserò stasera. " Il paese era antico, si camminava su sassi piantati nella terra battuta, le case avevano muri spessi, finestre piccole, qualche balcone con i vasi di fiori. Era fatto a terrazze come in Liguria, piazzette quadrate in piano illuminate dal sole, strade strette in dislivello e buie a causa del'altezza delle costruzioni tra cui erano schiacciate. La chiesa nella piazza più grande poi era un gioiello, però appariva stretta ai lati e troppo alta come tutto il resto, anche se la facciata non aveva nulla di gotico. Gente se ne vedeva poca, giusto ogni tanto dei vecchi seduti a tavoli per strada che giocavano a carte o parlavano tra loro. Nessuna traccia di negozi o locali pubblici, bella scena, ma poca sostanza ...
... insomma. In tutta questa escursione cercava delle case che gli piacessero particolarmente e che avrebbe potuto voler comprare. Ogni volta che ne individuava una guardava se ci fosse una targhetta o campanello con un nome. Con questo metodo non gli ci volle molto a trovare il suo. Era nell'angolo di una delle piazzette, quasi nascosta da un grosso vaso con un alberello di limoni e dai glicini arrampicati sulle pareti dei vicini, la porta di legno nuova che faceva contrasto con le pietre consumate. Chiusa a chiave. due finestrelle chiuse e troppo piccole, nessun tappetino sotto cui guardare, cassetta delle lettere vuota. Lui non avrebbe mai lasciato chiavi in giro, le teneva sempre in tasca e non faceva copie. Le chiavi vere erano appunto nella sua tasca, preso da ispirazione provò quelle e riuscì davvero ad aprire. Al piano terra c'era una sola stanza polverosa, l'unico mobile era una poltrona a fiori bianchi e rossi con i braccioli di legno, comoda. Poi un ripostiglio con qualche attrezzo e delle bottiglie di minerale. Una scala ad angolo retto portava al piano di sopra, anche li monolocale con letto, angolo doccia e servizi, scaffale a muro con qualche libro, armadio e finestra. L'armadio conteneva due camicie, un calzino spaiato e una calzamaglia. La camicia da surf arancione gli stava anche bene, meglio della maglietta tutta sporca che aveva. La finestra era più grande di quelle di sotto e guardava dalla parte opposta. Quel che si vedeva però non aveva nulla a che fare col ...