1. Debora: una vera dark lady in cerca di se stessa


    Data: 21/12/2020, Categorie: Prime Esperienze Autore: light78

    Debora sedeva difronte a me, non troppo distante, osservava le papere seduta su di una panchina.
    
    Sembrava assorta nei suoi pensieri, un po' triste, melanconica.
    
    Aveva attirato la mia curiosità, in quel pomeriggio di Maggio al Parco, con quel suo abbigliamento e quel suo trucco: tutto attorno a lei un mondo di colori, di vita. Lei, una macchia nera, con due occhi azzurri splendidi. Una vera dark lady, sola, in cerca di se stessa.
    
    Aveva una pelle bianca, le sue forme erano morbide ma sinuose, il viso tondo era segnato dal forte trucco: un rossetto violet intenso risaltava le sue labbra, così carnose e perfette. Gli occhi erano di un azzurro intenso, risaltati dalla matita nera.
    
    Al collo portava uno splendido girocollo con pendaglio nero, che spalancava le porte ai suoi seni, tondi.
    
    Un morbido vestitino nero, con dei pizzi che lasciavano intravvedere parte del suo corpo, la avvolgevano in modo sensuale. Un paio di schiave nere, con tacco medio, le davano, infine quel tocco di aggressività finale.
    
    Pensavo che sarebbe stato splendido conoscerla, incrociare solo per un istante il suo mondo, parlare dei suoi tatuaggi, che appena si intravvedevano. Una splendida mezzaluna faceva capolino tra il vestitino e i pizzi, sopra la spalla sinistra. Un altro, sulla spalla destra, riuscivo appena ad intravvederlo.
    
    Lei era così bella, ma così diversa dal mio mondo di jeans e polo griffate.
    
    Avrei potuto provare ad avvicinarla io, ma con quale scusa? Forse semplicemente ...
    ... sarei potuto andare lì, presentarmi: ma chissà come avrebbe reagito.
    
    Però pensai che un'occasione simile non potevo farmela fuggire: probabilmente quella splendida dama con guantini di pizzo nero non l'avrei più reincontrata da sola.
    
    Pensai di tuffarmi, e mi alzai dal mio plaid dirigendomi verso di lei.
    
    Si accorse di me quando ero ad un metro da lei.
    
    Debora capì subito che stavo andando da lei, e forse per mettermi a mio agio, dalla borsettina tirò fuori delle sigarette e me le allungò. “Ciao, piacere Debora. Fumi?”. Io in contropiede “Piacere, Ale.
    
    Sto tentando di smettere, grazie.”
    
    Cominciammo a parlare del fumo e della sua nocività, delle pubblicità allarmistiche sui pacchetti di sigarette: lei aveva una grande verve, ogni mio timore si dissolse in un istante.
    
    A dispetto del trucco, era una ragazza molto dolce in ogni suo gesto, in ogni suo sguardo.
    
    Passammo a parlare un po' di noi, un po' alla volta mi si componeva un tassello del suo complicato mondo. Era così bello scoprire come dietro quella donna, così dura, così diversa da me, si celasse in realtà una donna fragile, simile in tutto e per tutto a mille altre che avevo incontrato.
    
    Debora continuava a parlare dei suoi sogni, delle sue delusioni: non mi ero mai sentito così a mio agio con una donna appena conosciuta. Sembrava molto interessata anche alla mia vita, ascoltava e domandava.
    
    Il pomeriggio volgeva al termine, la invitai a prendere con me un aperitivo.
    
    Mi seguì senza esitare: ...
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