1. Debora: una vera dark lady in cerca di se stessa


    Data: 21/12/2020, Categorie: Prime Esperienze Autore: light78

    ... rispondere. Ora ero io sopra. Le slacciai il reggiseno.
    
    Ora potevo ammirarla nuda: era di una bellezza folgorante. I tatuaggi donavano a quel corpo un tocco di aggressività aggiunto, mai volgare.
    
    Sentivo le sue forme sul mio corpo, i suoi capezzoli incrociare finalmente i miei.
    
    Sfilai anche il brasiliano, oramai bagnato, intonso, mentre lei infilava le mani sotto i miei boxer.
    
    Al solo tocco delle sue mani le mie palle si indurirono; provai un brivido forte, profondo.
    
    Ricordo la pelle d'oca lungo la mia schiena, sensazione nuova.
    
    Cominciammo a scambiarci dei giochi di mano: la mia affondava sempre più nella sua vagina bagnata. Prima un dito, pizzicando il clitoride, poi due, poi tutta la mano. Debora emetteva gemiti sempre più forti e sempre più strazianti: tutto ciò, unito alle sue contrazioni, ingrossavano il mio ego. Ego che era nelle sue mani: mani abili, mani che facevano oscillare sapientemente il prepuzio, che stimolavano il mio scroto, che giocavano con il mio pertugio anale.
    
    La mia bocca si avvicinò alla sua vagina, dandole gioia, molta gioia. Ne venni contraccambiato, senza chiederlo.
    
    Eravamo sempre distesi per terra: il tappeto persiano accoglieva i nostri corpi caldi, bagnati, sudati.
    
    Ad un certo punto smise di succhiarlo, capii che lo voleva: voleva dentro di sé il mio membro, ora, senza esitazioni, ...
    ... senza titubanze.
    
    Un respiro profondo e fui dentro di lei dolcemente. All'inizio fu una danza: in sottofondo “The Unforgiven”. Andavo al ritmo cadenzato della musica, aspra, acida, a volte violenta. Girammo più volte, lei tornò sopra di me: la ricordo al momento del ritornello, ondeggianti col bacino, lei con il collo all'insù e le mani rivolte alle ginocchia.
    
    La osservavo e non avevo fretta: andavo al suo ritmo. Avrei voluto che quel momento non finisse mai.
    
    Ad un certo punto lei accellerò, ne seguì una colata lunga, calda, infinitamente profonda.
    
    Ci stringemmo forte, le sue unghie mi lasciarono qualche segno, che porto ancora addosso con piacere.
    
    Si ricompose. Fumò una sigaretta al davanzale, indossando con un po' di disprezzo una camicia bianca che le imprestai. Le offrii una tisana, vista l'ora, che sorseggiammo assieme.
    
    Ci addormentammo abbracciati, come due amanti.
    
    La mattina successiva era ancora lì, le preparai la colazione, ma era diversa. Mi disse subito “Ciao! Sai che tra noi non potrebbe mai funzionare? Spero non ti faccia illusioni.”.
    
    Capii che era un modo dolce per scaricarmi: feci buon viso a cattivo gioco, anche se avrei voluto dirle che non eravamo poi tanto diversi, che i nostri mondi si erano rivelati così simili.
    
    Ma, inutile, era tornata ad indossare la maschera di dark lady. Arrivederci Debora.
    
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