1. Quella notte in laguna.


    Data: 27/12/2020, Categorie: interviste, Autore: Tibet

    Questo racconto è nato da una mia esigenza sorta dopo aver scambiato qualche parola con Molly su Venezia. Si tratta della Venezia di quarant'anni fa o poco più. La Venezia della mia prima infanzia. Città magica nonostante l'odore di acqua marcia e del piscio dei gatti nelle calli, la nebbia e l'acqua alta. Amo la Venezia di quel tempo e odio quella di adesso travestita da luna park, volgare, pacchiana e kitsch. Ricordo... Ho abitato con i miei nella vecchia casa di famiglia fino alla morte del nonno, il patriarca della famiglia, ufficiale di marina a riposo, un vecchio ultraottantenne burbero dalla criniera candida e folta barba bianca, autoritario eppur tenero a modo suo con noi bambini che pretendeva che vivessimo tutti sotto lo stesso tetto. Il suo. In caso contrario minacciava i renitenti con ogni più terribile sanzione! Diseredarli. Disconoscerli. Maledirli in eterno. Eravamo una famiglia benestante, il vecchio aveva ottenuto per il suo trascorso militare un commercio e delle concessioni di monopolio di sale e tabacchi. (O li aveva ereditati...? Non lo so.) E il nostro vivere fino a che lui visse era conforme a questo nostro benessere. Per esempio? Il Carnevale a Venezia non finiva certo con la quaresima, nossignore! Continuava ben oltre, era perenne, una città incoscientemente in festa, era sempre più evidente la voglia di fuggire la realtà rifugiandosi nell'effimero che è la caratteristica di questa città, che vive ancora così. Una volta potenza mondiale e poi ...
    ... ridimensionata dal tempo. Noi eravamo in maschera per buona parte dell'anno. Era sempre divertimento. E le vacanze in terra ferma d'estate? Una folla, noi, che si trasferiva in qualche casa della riviera del Brenta. Un corteo di macchine a noleggio. Eravamo una moltitudine in quella casa. Il vecchio aveva avuto dieci figli, mio padre era il penultimo. E li voleva tutti accanto da comandare come il suo equipaggio quando era su una nave, ma era un comandare benevolo a volte anche affettuoso. Eterogenei i suoi figli... eh? Che io ricordi... c'era un avvocato, non so se lo era davvero, era sempre in pantofole in casa che ciondolava e straparlava di codici e cause, poi... di sicuro un prete e una suora che venivano a tratti, ricordo poi lo zio Romano come un fascista nostalgico e nulla facente, per bilanciare c'era uno zio comunista sfegatato... Nino, che viveva di slogan di Stalin, loro due che litigavano di continuo, poi... gli altri, mio padre geometra, la zia Ninetta... poi? E nessuno lavorava... salvo mio padre, impiegato al Genio Civile, gli altri gironzolavano per i negozi dove avrebbero dovuto collaborare ma facevano più danno che altro. Non ricordo tutti e non ho modo di attingere ai ricordi altrui e c'era infine una marea di bambini... uno sciame! La casa era vecchia, antica, una casa di quattro piani più sottotetto in una calle adiacente a Campo San Polo, grande... grandissima, una miriade di stanze comunicanti fra loro e corridoi e bagni grandi e piccoli e saloni e loculi! ...
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