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Una storia di pianerottolo
Data: 31/12/2020, Categorie: Etero Autore: rococo
... quell�ora, nelle scale non c�era anima viva. Perciò continuai imperterrito a tenerla bloccata in ginocchio sulle scale, con il cazzo che premeva imperiosamente contro il suo culo e la mano che ormai aveva preso possesso della sua fica e la sgrillettava freneticamente.Andammo avanti così per tre-quattro minuti, poi, tra gemiti e urletti appena trattenuti, la signora si abbandonò ad un orgasmo lungo e squassante, agitandosi come in preda ad un attacco di epilessia e rilasciandomi tra le dita un abbondante effluvio di succo vaginale.�Aaaahhhh �.. mamma che spremuta �.. mmmmm �� sei un diavolo!�, esclamò quasi delirando, mentre si accasciava lì sulle scale.Naturalmente avevo il cazzo che stava lì lì per scoppiare; approfittai del suo stato di deliquio, le tirai giù le mutandine e lo infilai direttamente nella fica sbrodolante. Poi, afferrandola per le tettone, la stantuffai con forza per mezzo minuto e le schizzai tra le pareti calde della fica, grugnendo come un maiale per il piacere e mescolando il mio sperma ai suoi umori.Confusa com�era, mi lasciò fare senza opporre resistenza e restò ancora un po� in quella posizione per consentirmi di rilassarmi per un momento, di allentare la morsa e di risistemarmi i pantaloni. Poi si girò, si rialzò in piedi, con rivoli di sborra che ancora le colavano lungo le cosce, mi guardò con occhi avvelenati e mi assestò in faccia un sonoro ceffone:�Porco!.... Vergognati!�, mi sibilò e rientrò frettolosamente in casa.Non credevo ancora a quello ...
... che mi era capitato. Non mi sembrava vera la sfacciata arditezza che avevo avuto, era incredibile la facilità con cui ero riuscito a far sborrare la vedova ed a scoparmela, sia pure piuttosto sbrigativamente. Non poteva finire così.Nei giorni successivi mi misi più volte in attesa nelle scale negli orari più propizi confidando nella buona sorte. E fortuna volle che, appunto tre giorni dopo, la sorprendessi mentre rientrava a casa verso mezzogiorno con le buste della spesa. Io sostavo sul suo pianerottolo, lei stava salendo le scale. Appena mi vide a distanza ebbe un tremito e si bloccò interdetta. Le sorrisi e le feci segno di continuare a salire. Quando mi arrivò vicino, si guardò intorno per vedere se c�erano presenze importune, poi mi disse guardandomi torva negli occhi:�Cosa vuoi ancora? � non ti è bastato lo schifo dell�altro giorno?�Le risposi sghignazzando:�Mah, per la verità non mi siete sembrata schifata �. Io però volevo scusarmi per aver ceduto alla tentazione � �Era curioso quel rispettoso �voi� che le riservavo mentre continuavo nella mia ribalderia.�Hai la faccia tosta di venire ancora ad importunarmi?�, ribattè lei polemicamente.�Vi volevo solo ringraziare � è stato molto bello, no?�, le dissi con un sorriso accattivante, cingendole la vita e attirandola a me.Cercò di divincolarsi ma, impedita com�era dalle buste che reggeva nelle due mani, non potè impedirmi di stringerla ancor di più, di palparla sul didietro e di sporgermi a baciarla sulla bocca.�Ma � ma cosa ...