1. La prima volta con annie


    Data: 11/02/2021, Categorie: Prime Esperienze Autore: Honeymark

    Annie.
    
    La mia segretaria titolare era in maternità e avevo assunto pro tempore una giovane ragazza che mi era stata raccomandata dalla sua mamma. Aveva 20 anni, io ne avevo 40, lei si chiamava Annie, non era molto alta, ma era della bellezza prorompente delle ventenni. Da buon datore di lavoro non l’ho mai corteggiata, ma mi sono sempre permesso di farle qualche complimento galante quando mostrava senza malizia la sua avvenenza con studiate minigonne. Lei apprezzava. Ma soprattutto lavorava bene, imparava velocemente e si dava da fare per imparare e dimostrare che sapeva fare quello che imparava.
    
    E così, quando tornò la segretaria titolare, assunsi anche lei a tempo indeterminato e la inserii nel ciclo di produzione: il controller. Figura chiave nella gestione del cliente, ma nata solo dopo che ho conosciuto le capacità di Annie.
    
    Tutto bene, finché un giorno un cliente ci invitò a Merano a cena casa sua. Una cena di lavoro alla quale aveva invitato proprio me e lei perché gli serviva soprattutto organizzazione. Annie, che stava crescendo professionalmente a vista d’occhio, accettò entusiasta. Io dovevo esserci, perché davo l’imprimatur alle capacità della controller.
    
    La cena fu sontuosa, parlammo per ore e alla fine bevemmo qualche goccio in più. Così l’ospite ci offrì la dependance collegata a casa sua, una specie di villetta per ospiti nel suo giardino.
    
    Ovviamente non volevamo accettare, ma non ci fu niente da fare.
    
    «Quando ve la sentite – ci assicurò, – ...
    ... prendete la macchina e tornate casa. Riposatevi un’oretta o due.
    
    È stata una cena faticosa, con ottimi risultati, ma senza un attimo di relax.»
    
    La governante ci diede due accappatoi, due ciabatte e due asciugamani e ci portò nella dependance.
    
    «L’idromassaggio, se volete, funziona.»
    
    Telefonammo a casa per dire che saremmo rimasti fuori.
    
    Quello che era certo per entrambi, a quel punto, è che avremmo scopato… E per questo eravamo tesi come una teleferica ed eccitati come bottiglie di champagne sbattute.
    
    Appena vista la vasca, ci spogliammo senza problemi ed entrammo in acqua. Accendemmo il motore dell’aria.
    
    Lei si lasciò spostare dalle bollicine in modo che fosse loro la responsabilità di muovere il proprio corpo attorno al mio. E a quel punto io non avevo più bisogno di trovare scusanti per accarezzarle il seno in modo palese. Lei, pur restando passiva, sorrideva senza fermarmi. Io mi avventurai più in basso cercando di prenderla come per fermare quello sfuggente balletto erotico. Ma lei voleva continuare a fingersi inafferrabile, facendo sembrare ogni contatto casuale e involontario.
    
    Dopo una decina di minuti, cullato in quella magnifica coppa di champagne che chiamano Jacuzzi, decisi di baciarla. Rispose al bacio lasciandosi portare in assenza di gravità. Lasciò spazio al mio ginocchio che cercava di offrirle un punto d’appoggio e alla fine vi si sedette trascinandomi in quel vortice imprevedibile e ruffiano.
    
    Mi servii di un bacio per tenerla ferma, ...
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