1. 42. LA PROVINCIALE


    Data: 15/02/2021, Categorie: Etero Autore: tigrotta

    �Perché mi ha portato qui, Gemma?�, le chiese il commissario, parlandole con tono calmo e fissandola con occhi azzurri e onesti.��Perché è qui che tutto è cominciato; qui, dove i treni non si fermano mai.�, gli rispose lei, col tono sconsolato, mentre lo sguardo le si velava di lacrime. �Mi sedevo sempre a questo tavolino con la mia amica e quando un treno mi sfilava velocemente davanti, mi ripetevo che un giorno ci sarei salita e sarei andata via da qui. Volevo di più, volevo la fama, la ricchezza, volevo tutto ciò che mi veniva concesso di vivere un mese all'anno, quando l'estate dimoravo nella tenuta estiva dei conti Genzano. Lì mi innamorai di Paolo, il figlio del conte e con lui conobbi la passione; qualche estate fa ci salutammo, promettendoci di rivederci presto. Ma evidentemente non era destino che io lo sposassi ed entrambi abbiamo preso strade diverse: lui si è ammogliato con un'amica di famiglia e io ho ceduto alla corte di Vittorio, che all'epoca alloggiava nella camera che mia madre affittava stagionalmente ai precari che insegnavano nel liceo della città. Moglie di un professore sono diventata, altro che attrice ricca e famosa...�, concluse, con tono sarcastico.��Gemma, ho bisogno di capire che cosa mi sta nascondendo; troppe coincidenze riconducono le indagini a lei. Suvvia, mi racconti tutto!�, la sollecitò il commissario.��Non le sto nascondendo nulla. Perché sospetta di me? Che motivo avrei avuto per ucciderla? Non ero io la persona che Elvira frequentava ...
    ... di più. Mi lasci in pace, non ho nulla da dirle!�, gli rispose severa e, piangendo, scappò al di là delle rotaie.�Lui la rincorse, chiamandola a gran voce; quando la raggiunse, la afferrò per un braccio. Lei si voltò e si divincolò con stizza, ripetendogli di lasciarla stare. Lui abbandonò la presa. Mai gli era sembrata così bella, con gli occhi lucidi per il pianto, le guance arrossate e i folti capelli scuri scarmigliati.�Era arrivato a Orvieto due settimane prima, il commissario Rinaldi, mandato dal comando di Roma, per indagare sull'omicidio della contessa Elvira Coceanu, rinvenuta morta sulla spiaggia di Torvaianica. Lui sapeva fare il proprio lavoro, senza lasciarsi influenzare dalle malelingue e dalle chiacchiere che proliferavano in una cittadina di provincia come quella. Aveva ascoltato la testimonianza del barbiere, del capostazione, della locandiera che gestiva la pensione dove alloggiava Elvira e tutti avevano visto Gemma Foresi intrattenersi spesso con l'eccentrica contessa bionda. Quando lui aveva convocato la donna al commissariato, lei era arrivata in compagnia del marito, con l'aria sommessa e l'espressione innocente. Ma lui sentiva che Gemma le nascondeva qualcosa e che lei e il marito gli stavano mentendo. Lo capiva, osservandoli: la bella signora non riusciva a sostenere il suo sguardo e stringeva nervosamente la borsetta in grembo, mentre il consorte le cingeva la vita con il braccio e rispondeva spesso al suo posto, come a volerla proteggere. Da quel ...
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