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42. LA PROVINCIALE
Data: 15/02/2021, Categorie: Etero Autore: tigrotta
... giorno, il commissario non aveva smesso di interessarsi ai movimenti di Gemma, anche perché i modi della donna lo incuriosivano. Gli pareva che lei non avesse nulla a che fare con quell�ambiente provinciale, che sembrava soffocarla e tarparle le ali. Lei era bella, di una bellezza semplice, malcelata dietro a un�espressione triste e rassegnata.�La guardò ancora in quei profondi occhi scuri e gli sembrò così vulnerabile, che ne ebbe quasi pietà.��Vada, Gemma, vada pure. Prima o poi mi dirà che cosa la tormenta.�, le disse in tono accomodante.��Non le sto nascondendo nulla, commissario!�, gli rispose lei, sfidando con lo sguardo la trasparenza dei suoi occhi azzurri.�Si voltò e si allontanò velocemente. Rinaldi rimase a fissarla in silenzio, affascinato da quella donna bruna che aveva conquistato la sua attenzione, fin dal suo arrivo nella cittadina umbra. Doveva sapere, assolutamente; doveva andare fino in fondo alla faccenda e in cuor suo sperava che Gemma fosse davvero estranea ai fatti. Lei gli piaceva: era bella, era elegante nei modi e gli ricordava vagamente la moglie, morta qualche anno prima in un incidente stradale. Dopo quella tragedia, lui non aveva più provato un'attrazione del genere per nessuna. Fin dal primo incontro, Gemma aveva risvegliato in lui appetiti sopiti. Ma il commissario era consapevole che non avrebbe potuto abbandonarsi al desiderio, fino a quando il caso non fosse stato risolto. E anche allora, non avrebbe potuto averla, dato che lei era ...
... sposata. Si stava infilando in un tunnel cieco e doveva uscirne, fino a quando era ancora in tempo per farlo.�Una volta a casa, Gemma si lasciò andare al pianto che aveva cercato di frenare davanti al commissario; fra i singhiozzi, ripensò alla propria vita, al rapporto con la madre autoritaria, al matrimonio con il professore che l�adorava ma che non poteva darle ciò che per lei contava, all'amicizia sempre più stretta con la contessa Coceanu, all'ambiente ricco e corrotto che lei le aveva permesso di frequentare e infine alla tragica sera in cui tutte le illusioni si erano sgretolate con l'uccisione di Elvira. Rimuginò sulle proprie responsabilità e sui propri segreti, che ora pesavano come macigni; Gemma stava nascondendo una grave colpa al commissario e un peccaminoso intrigo al marito. Si accarezzò il ventre con un gesto protettivo e tra i singulti, pensò alla vita che le stava crescendo dentro e che era frutto della relazione con l'ingegner Vittoni, conosciuto grazie ad Elvira durante un soggiorno romano.��Povero marito mio...così buono, così accondiscendente...�, si buttò sul letto e pianse disperata, fino ad addormentarsi. Sognò il bambino, sognò l'ultimo incontro con Paolo avvenuto nella villa estiva, proprio la sera in cui Elvira era morta. Sognò di come lui l'aveva baciata e stretta, sentì l'erezione dell'uomo che premeva prepotente contro il proprio corpo, i sensi cedere a quel calore e avvertì il sentimento riemergere. Si stava crogiolando nell'abbraccio del suo primo ...