1. La storia di Marc


    Data: 18/05/2021, Categorie: pulp, Autore: Tibet

    ... fare. Saprà di Shoonai. Ora si accorge di averla amata. Nella impossibilità di poterla riavere vive l’angoscia di non aver pensato a lei. Di non averla difesa. Sente la mancanza del suo calore. Del suo corpo. Della sua dolcezza. Del suo amore. Dura mesi l’opera di organizzare quanto ha progettato. La sua vendetta verso il paese e ora anche verso chi ha ucciso Shoonai. Quasi ogni mese con molta discontinuità arriva da Kingshasa il soldo per gli addetti alla coltivazione e raccolta del caucciù, soldo che verrà quindi ripartito tra i vari capotribù sotto la supervisione di Marc che ne curerà anche l’inoltro e la consegna. Non è una cifra enorme. Marc la ritiene solo un piccolo indennizzo. Nel frattempo individua i responsabili della morte di Shoonai. Alcuni. I principali. Quelli più in vista. Moriranno. Uno alla volta, a distanza di tempo. Sarà il loro giustiziere e si accorgerà di provare piacere ad uccidere, a torturare, a provocare dolore e paura. Moriranno fra atroci tormenti, lui inciderà loro le carni, li mutilerà, taglierà loro lo scroto, il pene e lo infilerà loro in bocca da morti. E non solo loro... ...
    ... nella sua pazzia lui sterminerà ogni cosa che incontra durante le spedizioni punitive. Si cosparge il suo corpo con una biacca e nudo con una maschera spaventosa corre per uccidere, sterminare, bruciare. Al ritorno lava il suo corpo nelle acque del fiume. Sarà la sua dannazione scoprire questa sua inclinazione. Fugge con il denaro delle paghe, s‘imbarca su un cargo. Dopo alcune tappe, ormai ricercato per il furto, approda in Centroamerica, dove il suo denaro finisce presto. Da dei contatti avuti con i mercenari katanghesi si offre alle persone giuste e inizia la sua seconda o terza vita. Da mercenario. Spesso è di impaccio ai compagni d'armi. Perde letteralmente la testa e uccide. Uccide senza un vero motivo. Uccide uomini e donne di colore. E poi infierisce follemente sui corpi, a volte costringendo i compagni ad allontanarlo a forza. Una cosa è evidente. Che non gli interessa vivere. Rischia. Perennemente. E come spesso accade la morte lo ignora. Si sa che questa preferisce cogliere coloro che tengono alla vita e evita di intervenire su coloro che l’inferno lo vivono già da vivi. Che dire ancora? Nulla… Tibet 
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