Deja-vu. 1di3. (3)
Data: 05/09/2017,
Categorie:
pulp,
Autore: Ylgr
... la mattinata cercando di ignorare le risatine, le frasi che sembravano frecciatine. Si sforzò, ripetendosi più e più volte che non potevano sapere, che era solo paranoia. Il ladro si sente sempre osservato, del resto. Al briefing di quella mattina, seduta compostamente, ascoltò quelli che furono presentati come esperti in materia. Si aspettava delle figure quasi mistiche, che avrebbero fornito loro degli spunti, dei punti di vista particolari. Erano soltanto dei nerd con troppi anni sulle spalle, ai suoi occhi. Cristo, uno era anche balbuziente. Tutto quello che saltò fuori fu che non avevano in mano nulla. Ancora una volta. Non era interessato al sesso, colpiva indistintamente uomini e donne, indipendentemente dalla classe sociale. Rimpianse gli anni, mai veramente vissuti se non da liceale, in cui si poteva fumare ovunque. Quando la riunione fu dichiarata chiusa, chiese al capo se sarebbe riuscito a concederle due minuti in mattinata. Aveva qualcosa da esporgli. Alla fine, i minuti necessari furono più di due, ma si ritenne soddisfatta. Forse, forse avevano fatto una prima mossa anche loro. In un mondo ideale, avrebbe trovato quanto cercato sui file delle vittime, ma salvo per gli studenti fuori sede, non risultarono recenti cambi d'abitazione. Se c'era una cosa che detestava, era il contatto con i parenti delle vittime. Era qualcosa che riusciva, ogni volta, a farla sentire inadeguata. A disagio. Ebbe il presentimento che, nei giorni a seguire, si sarebbe sentita tale. ...
... Più volte. Il primo messaggio da parte del marito arrivò mentre stava provando a mandar giù la seconda forchettata d'insalata. Si limitò a guardare il display senza neppure visualizzare il testo. L'insalata, finì tra i rifiuti. Più tardi, nei parcheggi, incontrò il collega. La guardò attentamente, soffermando lo sguardo sulle mani prima, sul viso poi. Si sentì in imbarazzo tanto quanto lui, quando si rese conto che entrambi portavano la fede al dito, nonostante tutto. -Scusala. Io non credevo lo facesse sul serio, credevo dicesse -Guidi te. Non era intenzionata a toccare quell'argomento. Non in quel momento, non in quelle condizioni. Non con lui. Riaprì gli occhi sentendosi chiamare prima, scuotere delicatamente per una spalla poi. Vedere i dintorni illuminati dai lampioni e non dalla luce del sole la fece sentire confusa. -Vieni con me. Ti aggiorno in camera. Ripeté mentalmente la frase appena sentita. Scesa dall'auto, si guardò attorno. Appena fuori città, uno dei motel nei quali, nelle settimane precedenti, avevano passato delle ore. Il posto che in quei momenti le era sembrato un perfetto rifugio per due amanti, adesso si mostrava ai suoi occhi per quello che era sempre stato. Un posto squallido nel quale passavano la notte alcuni camionisti e altre coppie come loro. Meccanicamente, controllò il telefono. Le notifiche erano scomparse. Con ancora il telefono in mano, sollevò lo sguardo sull'uomo che le stava innanzi. Le aveva rovinato sul serio la vita, come si andava ...