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Lo Spazio del Master - prima parte -
Data: 10/06/2019, Categorie: Dominazione / BDSM Autore: Mandy99
Estate, caldo "record", sera, Pianura Padana, attico. Il Master era seduto all'estremità del lungo tavolo di rovere, in attesa che la schiava gli servisse la cena. A parte il robusto collare di cuoio con la fibbia bloccata da un piccolo lucchetto, le calze autoreggenti e gli stivaletti col tacco alto, Eleonora era completamente nuda. Imbavagliata con un gagball rosso di grandi dimensioni, aveva le braccia legate tra loro con una corda di canapa dietro la schiena, all'altezza dei gomiti, quasi uniti fra loro. La mansarda era ampia, ma la cucina piuttosto piccola. Due metri di larghezza per quattro di lunghezza, ed a metà, teso fra le pareti più strette, a circa due metri e mezzo dal pavimento, correva un robusto cavo d’acciaio. Un pezzo di catena in plastica, visibilmente poco robusta, era agganciata a quel cavo con un moschettone da alpinismo. Poteva scorrere da un'estremità all'altra e nelle fasi di preparazione, il collare di Eleonora veniva agganciato all’estremità inferiore di quella catena. Poteva quindi spostarsi nella cucina, raggiungere il lavello, il piano cottura e quello di lavoro, aprire e chiudere il frigorifero e la dispensa. Tutto le era facilmente accessibile, benché con le braccia legate a quel modo, fosse obbligata torcere il busto ed a lavorare sul fianco, sia per preparare i cibi che per cuocerli, costretta ad usare una sola mano per volta. Se qualcosa le fosse caduto a terra, però, la catena sarebbe stata troppo corta per consentirle il recupero, o per ...
... essere più precisi, poteva farlo, ma la catena si sarebbe rotta, cosa che le avrebbe procurato una severa punizione. Peraltro, anche il cibo o l’oggetto caduto sul pavimento, che il Master avrebbe visto se non l’avesse raccolto, determinavano una punizione. Soltanto a cottura terminata il Master le liberava il collare dalla catena, così che Eleonora potesse spostarsi tra i due ambienti per servirlo. Operazione non meno complessa del cucinare, con le braccia sempre legate a quel modo, e comunque da eseguire mettendosi ogni volta sul fianco, e con una sola mano. Fra i compiti di Eleonora anche quello di rabboccare il calice di cristallo del Master, versando il vino dal decanter. Refill da eseguire ogni volta che lui beveva, così che il livello restasse costantemente uguale. Per far ciò doveva mettersi di lato e piegarsi sulle ginocchia per afferrare il calice “alla cieca”, portandolo poi sul bordo del tavolo. Un’analoga sequenza era necessaria anche per il decanter, con il quale riempiva il bicchiere. Infine, ripetendo al contrario gli stessi movimenti, Eleonora doveva rimettere subito al loro posto sia il calice che la bottiglia. Tutte queste operazioni doveva compierle muovendosi in modo sinuoso ed elegante, e quando non aveva nulla da fare nell'immediato, sapeva di doversi inginocchiare a fianco del Master, seduta sui talloni, col busto eretto e lo sguardo basso. Non era la prima volta che Eleonora cucinava e serviva il Master, ma non era mai accaduto di dover apparecchiare e ...