1. La propria schiava


    Data: 20/11/2019, Categorie: Etero Autore: torromato

    UN GRAZIE A CLARA
    
    Le sue mani che si strofinano quasi per portare il tutto in tutti i suoi buchi,……Si tolse quella maschera e rivide il suo viso, quelle sembianze da bambola nera erano scomparse ma nonostante si fosse levata quella maschera vedendo i lineamenti del sui viso allo specchio prese quasi paura……..
    
    Era proprio lei?
    
    Quell’essere completamente calvo, senza neanche le sopracciglia, solo quel viso leggermente tirato dalla stanchezza per tutto quello che aveva passato.
    
    I suoi lineamenti……. si c’erano ma il resto era tutto cambiato, ed era cambiato anche il corpo, i suoi seni erano ingrossati e pieni, le punte dei capezzoli erano di un colore marrone scuro, grossi come due filtri di sigaretta, ma il resto, si guardò attentamente, righe purpuree, tracce di piacere e di ciò che era fuoruscito dai suoi buchi sparso su tutta la sua figura….. zaffate di sudore e altri odori innominabili giungevano alle sue narici. Si guardò ancora, ma quella donna era proprio lei? La dottoressa che dirigeva un reparto di analisi, era tutto cambiato.
    
    E poi? Che cosa doveva ancora succedere, aveva visto il suo uomo divertirsi, infoiato come un cane, ma lei aveva fatto lo stesso, sul palco e poi nell’arena sotto gli occhi di tutti quegli spettatori. E il piacere che aveva provato nell’annullarsi in quella maniera era stato unico. Questi erano i pensieri che aveva guardandosi allo specchio, pensieri che scomparvero all’ordine perentorio di Natalia:
    
    “ Ora lavati, passa sotto la ...
    ... doccia, fai letteralmente schifo, sei coperta di tutto e puzzi realmente come una cagna dopo una corsa sotto la pioggia.”
    
    L’acqua, l’acqua purificatrice, un acqua tiepida che la pulì a fondo lasciando sul piatto della doccia rigagnoli marrone, le sembrò di rivivere e come se niente fosse si pisciò addosso, sentì l’urina scendergli lungo le cosce, urina calda, il suo piscio, non lo seppe mai perché lo avesse fatto, ma in quel momento ne aveva voglia. La sua figa era gonfia e spiccava oscena e quasi violacea, per il trattamento che aveva ricevuto prima da Natalia e dai cazzi che dopo le erano entrati senza requie, quasi volerla aprire come una scatoletta di latta. Con circospezione si andò a toccare il culo, lo sentì spalancato, prese paura, non immaginava che il suo buco fosse ancora così semiaperto e la corona era terribilmente gonfia. Le bruciava, le faceva male. Ripensò a quello che era successo, a quando e quanti l’avevano posseduta quella notte con falli veri e finti. Ma una cosa le bruciava, di come si era mossa alla fine per far si che il frustino da cavallerizza di Natalia accarezzasse il suo corpo quasi a cercare un marchio di appartenenza.
    
    Lei era un animale e niente altro, la cagna del Paron o la vacca da latte come voleva lui. Che cosa le poteva ancora succedere, l’aveva usata come una cavalla facendole trainare il calesse dove lui si era seduto comodamente.
    
    Poi sotto quell’acqua si riebbe, ora era pulita, si fa per dire era sfinita. Mel frattempo anche ...
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