1. La propria schiava


    Data: 20/11/2019, Categorie: Etero Autore: torromato

    ... Natalia si era fatta una doccia anche lei e si era vestita di tutto punto. Clara chiese i vestiti con cui era entrata ma la donna le fece un diniego con la testa:
    
    “Hai il collare e le scarpe che cos’altro vuoi avere, sei solo una schiava”.
    
    Si sentì male, ebbe un fremito di paura e di piacere, dovevano uscire da quel locale, dovevano andare in strada e raggiungere la macchina ma lei era nuda e l’avrebbero sicuramente vista. Non era ancora un’ ora in cui i marciapiedi si animano ma qualche passante ci sarebbe stato sicuramente. Paura e piacere, eccitazione a quel diniego per i vestiti si sommarono in lei. D’istinto si buttò in ginocchio davanti a Natalia implorandola di potersi vestire ma la donna fu irremovibile, sentì lacrime di disperazione sulle sue guance, l’ultimo barlume di orgoglio se ne stava andando, ma la donna fu irremovibile e così fu. Di nuovo il guinzaglio, il suo corpo nudo tirato verso l’uscita, teneva lo sguardo basso come cercando di non incrociare gli occhi di nessuno che l’avrebbe potuta riconoscere, il corridoio, degli avventori….alcuni la guardarono, altri non la degnarono di uno sguardo, e poi finalmente fuori, l’aria calda della mattina estiva.
    
    Iniziava ad albeggiare e prima della loro uscita dal locale nello spogliatoio entrò il proprietario che esordì dicendo:
    
    “Voleva vedere ancora una volta la vacca che si era esibita così bene sul palco e nel buco dove si era fatta prendere non una ma tante e tante volte…..dite al Paron che le sue ...
    ... scoperte sono sempre le ben venute nel mio locale, l’esibizione è stata unica, ma la prossima volta che mi avverta, potremo mettere dei manifesti e mandare dei deplian ai nostri clienti più affezionati, di puttane e ninfomani così non se ne trovano tutti i giorni.”
    
    L’aveva chiamata puttana e ninfomane senza tanti preamboli, un brivido le corse lungo la schiena, un brivido di paura, paura di doverlo fare, paura di essere venduta e essere pagata per l’uso dei suoi buchi, paura di trovarsi un giorno su un marciapiede vicino ad un bidone con dentro delle gomme che bruciano, quasi nuda ad aspettare i clienti. Neanche puttana d’albergo che si fa pagare la camera ma troia da strada che si fa prendere nella penombra da cazzi sporchi e gente lurida per pochi soldi. Quella visone le balenò nella mente e, con sua grande sorpresa l’eccitò oltre a terrorizzarla.. …..Non era neanche più lei, si sentiva diversa, la sua trasformazione procedeva, essere una puttana su un marciapiede le faceva prendere paura ma anche la eccitava il pensiero dei cazzi e cazzi che avrebbe potuto prendere o ad altre prestazioni umilianti che le avrebbero potuto chiedere in cambio di denaro la faceva andare in visibilio. Ora erano in strada, dei passanti le guardarono allibiti, ma loro proseguirono, sentirono dei commenti innominabili e finalmente furono chiuse nell’auto. Il tragitto fu lungo, strade, vie e poi finalmente la periferia, e la campagna del mese di agosto bruciata dal sole. Non si interessavano più di ...