-
La propria schiava
Data: 20/11/2019, Categorie: Etero Autore: torromato
... non farle riconoscere il posto dove stava passando il suo periodo per l’addestramento…….Entrarono così in quell’azienda agricola, i capannoni delle stalle, la casa padronale e altri immobili adibiti ad officina, poi dietro la campagna. Lei era tesa, le facevano male i seni che ormai erano al limite della loro tenuta, il latte che produceva il suo corpo si faceva sentire e in una maniera o nell’altra si doveva scaricare, si guardava attorno, doveva chiedere il permesso di essere munta o si doveva da sola spremere i seni in un angolo, si pensò in un cesso sporco mentre se li spremeva, il contrasto degli zampilli del latte candido che esce dai suoi capezzoli e che va a rimbalzare sulle piastrelle sporche di tutto. Un bugigattolo puzzolente e caldo. Ma se lo doveva fare lo avrebbe fatto in qualunque posto, ora i seni le dolevano. Era iniziato il terzo giorno del suo addestramento…e …..Natalia era allegra, quando entrarono nel piazzale che lei ben conosceva, fu colpita da un autocarro adibito al trasporto dei cavalli, era fermo, la targa era estera, In un primo momento non ci fece caso, ma Natalia …. ” Finalmente sono arrivati, credo che lo mandi il Paron e che sia per te….” Lei Clara non comprendeva…… ^Che capperi volevano farle ancora, ormai aveva capito che il suo allenamento consisteva nell’essere annullata con il sesso ed esercitarsi a correre come una cavalla…….^ Pensieri che turbinavano nella sua testa, ma ora la sua unica urgenza era di scaricare il latte che ...
... aveva nelle tette aprì la bocca per parlare per chiedere di andare a mungersi o essere munta ma lei l’altra donna la precedette, “Vai in stalla, le vacche sono già in fila, e gli uomini che lavorano lì sanno il fatto loro e non si meraviglieranno di trovarti assieme agli altri animali….” Non se lo fece ripetere due volte, scese dalla macchina, era nuda, il suo bel corpo, si portò le mani ai seni per non farli sballottare tanto erano gonfi, quasi come due meloni, la ghiaia sotto i suoi sandali, cercava di camminare retta, nonostante tutto si piaceva e sotto sotto voleva che eventuali maschi presenti la vedessero. Lì in quel cortile si sentiva a suo agio, e poi sapeva che i presenti la consideravano la cagna del Paron, la sua vacca personale. Fu in quel capannone e senza farselo chiedere o indicare si mise in fila tra le vacche che si dirigevano alla mungitura, gli operai presenti la guardarono, poi come se niente fosse ripresero a lavorare. Natalia nel frattempo era sparita, era entrata in casa, c’erano delle persone nuove e Natalia dopo aver sentito che cosa erano venuti a fare e sentito gli ordini del Paron; li portò nella stalla dove mungevano le vacche per far vedere la “ vacca “ che doveva essere munta e che loro avrebbero portato via. Lei era in fila, non si aspettava tutto questo, era concentrata, ormai mancava poco e si sarebbe liberata del latte che aveva in lei e ne avrebbe ricevuto un sollievo. Era stanca, non vedeva l’ora di dormire, sperava che la lasciassero ...