-
ICO “Tribute” - La battaglia finale
Data: 01/12/2019, Categorie: pulp, Autore: Alba6990
N.d.A : Come per il ciclo di “Storie di mostri”, se non ti ricordi che cosa è successo fino ad adesso, ti consiglio di rileggerti i capitoli precedenti a questo. Per chi si affacciasse per la prima volta a questa serie, avviso che si tratta di un ciclo che ho chiamato “Tribute” e che fungerà da tributo vero e proprio a videogiochi che io ho amato e che mi hanno divertita. Prima di cominciare ogni storia, fornirò informazioni basiche sul gioco di cui parlerlò. Le storie sono basate sulla trama (ovviamente) del videogioco, ma soprattutto vengono scritte attraverso la MIA esperienza PERSONALE e SOGGETTIVA, perciò le sensazioni descritte possono non corrispondere a quelle che avete provato voi. Avviso che per questa storia c’è ancora un capitolo e mezzo...capirete in futuro perché “mezzo”. Buona lettura! L’ascensore arrivò a destinazione, fermandosi con un colpo secco. Intorno a Ico, l’oscurità. Vedeva veramente poco. La spada riluceva nell’ombra, guidandolo verso l’uscita. Ma non aveva paura. Non aveva più paura. Sentiva che Yorda era oltre quella porta. In quella sala dove tutto era cominciato e dove tutto sarebbe finito. Era l’amore che lo guidava. Quell’amore che ancora non si comprende, che non si capisce, ma che c’è, forte, intenso. Luminoso più della spada. L’eco dei suoi sandali sulla pietra era l’unico suono, insieme all’ululare del vento all’esterno, a riecheggiare in quelle mura colme di morte. Corse. Sbloccò altri idoli di pietra con il potere della spada e si ...
... ritrovò in quel salone. A Ico venne un brivido nel guardarsi intorno. Sembrava passata un’eternità da quando i cavalieri l’avevano trascinato lì a morire. E invece era passato solo un giorno. Quante cose erano successe... Dall’alba al tramonto era quasi morto, combattuto un esercito di ombre, si era innamorato ed era quasi morto di nuovo. La fortuna era decisamente dalla sua parte, considerando le circostanze. Lì, in terra, vide il suo sarcofago semi distrutto. Per un fugace attimo si vide all’interno, scheletrico e morente. Una visione di come sarebbero andate le cose se quello scossone non l’avesse fatto cadere per terra. Ico scosse la testa. Non era il momento di pensare a cosa sarebbe stato. Era lì, presente, forte e determinato come mai lo era stato. Corse verso le scale. E lì si fermò. Impietrito. Sulla cima della scalinata, Yorda. Inginocchiata a terra, fragile e sottomessa. Intorno a lei, delle ombre che la toccavano. La toccavano ovunque. I loro arti erano protesi verso ogni centimetro del suo corpo. I grugni pericolosamente vicini al suo volto, come se fossero stati incuriositi e affamati allo stesso tempo. Ma non erano semplici ombre. Con orrore, Ico constatò che quelle ombre erano ragazzini come lui, sacrificati nei sarcofagi anni prima, decenni prima. Ragazzi con le corna. Ragazzi ormai consumati dall’ombra. Ragazzi condannati. Quelle non erano ombre. Erano le loro anime dannate. Si accorsero della sua presenza e cominciarono a svolazzare verso di lui, come delle ...