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ICO “Tribute” - La battaglia finale
Data: 01/12/2019, Categorie: pulp, Autore: Alba6990
... galline che non si rassegnano all’idea di non saper volare. Strane eco rimbombavano nelle pareti, come grida lontane. Ico impugnò saldamente la spada. Doveva proteggere Yorda. Cercò di chiamarla, urlando, per farla alzare e correre verso di lui, per poterla avere vicina. Ma lei non rispose. Non si mosse. Provò una seconda volta, ma ancora niente. Cos’aveva che non andava? Lo avrebbe scoperto solo una volta sbarazzatosi di quegli esseri. Ad ogni colpo inferto, le anime si dissolvevano nell’aria in un lugubre sospiro. In pochi minuti, le aveva uccise (se le anime si possono uccidere) tutte e sette. Sembrava troppo semplice. Ico aveva sconfitto mostri decisamente più forti con l’ausilio di un bastone di legno e solo più avanti di una mazza chiodata trovata per puro culo! Ico corse su per le scale, verso la ragazza, chiamandola a sé. E solo arrivato davanti a lei, si accorse del perché lei non gli rispondeva. Gli venne quasi un mancamento. Un tuffo al cuore. Il panico si impadronì di lui, quasi al punto da fargli scivolare la spada dalle mani. Yorda era diventata pietra. Una statua bianca come la sua pelle. Inerme. Indifesa. Che cosa le avevano fatto... Alle spalle di Ico, altre anime dannate sgusciavano fuori da tutti i sarcofagi. Che cosa le avevano fatto? I dannati si avvicinavano sempre di più a lui, numerosi. Ico strinse l’impugnatura della spada. Le nocche bianche si misero quasi a sanguinare. Che cosa cazzo le avevano fatto?! Sì precipitò giù, a rotta di collo. Non si ...
... rendeva nemmeno conto di cosa stesse facendo. La rabbia lo guidava. Lo consumava. Lo rendeva più forte. Colpi su colpi su colpi. Eco di grida lontane e sospiri di morte nell’aria per ogni anima dissolta. Quando si muovevano, lasciavano impronte melmose che evaporavano come uno sbuffo di fumo. A centinaia lo attaccarono. E a centinaia lui ne uccise. Lui non era come loro. Non si sarebbe lasciato corrompere dall’oscurità, perché Yorda gli aveva fatto conoscere la luce. E quella luce lo avrebbe guidato fino alla sua morte. Si fermò con ancora la spada tenuta salda. I polmoni gli bruciavano. Li aveva uccisi tutti. O almeno, così credeva. E proprio in quel momento, mentre cercava di capire se ce n’erano altri, si accorse di una cosa. I sarcofagi, tranne il suo, splendevano tutti. Le rune rilucevano della stessa luce e con la stessa intensità della spada. Non li aveva uccisi. Li aveva liberati. Aveva portato la luce nelle loro anime, grazie al potere della spada. Erano liberi. Una porta alle spalle di Yorda venne rivelata. Era il momento della resa dei conti. La Regina era sicuramente lì dentro. La rabbia si intensificò. Era forte tanto quanto quella forza che ti tiene ancorato a terra e non ti permette di volare. Avanzò, dando un’ultima occhiata alla sua Yorda. Una promessa silenziosa: l’avrebbe salvata. Esattamente come lei aveva salvato lui. La sala del trono poteva essere descritta in tre semplici parole: nebbiosa, lugubre e buia. Una leggera nebbia aleggiava sul pavimento, ...