1. Incontri estivi


    Data: 19/12/2019, Categorie: Etero Autore: passepartout

    ... lungo e denso non mi aveva destato dal parossismo nel quale ero precipitato. Cinzia mi ascoltava attenta, annuiva, ringraziava, ma la sua espressione tradiva l’attesa di quella confessione che tardava. Che cosa aveva smosso dentro di me la lettura dei suoi racconti? Dopo circa venti minuti, nei quali il minuetto perdeva consistenza e credibilità, abbassando lo sguardo, perdendo fluidità e veemenza nella voce, le dissi che non avevo potuto resistere all’eccitazione e che mi ero masturbato, che quell’orgasmo era stato intenso, proprio perché pregno d’immagini e fantasie che la vedevano protagonista. Mi aspettavo che si alzasse e prendesse la porta, sarebbe stato logico!... chi ero in fondo io?... Un uomo conosciuto solo qualche giorno prima, che la invitava a prendere l’aperitivo e che le diceva di essersi fatto una sega corposa e viscerale leggendo i suoi racconti, immaginando che fosse lei la protagonista delle sue fantasie. Sarebbe stato troppo anche per una persona conosciuta da più tempo. D’accordo, ero stato gentile, educato, discreto anche nella rivelazione, ma ciò non toglieva che era forte come notizia e neppure richiesta, una scheggia privata che impazzita la colpiva con violenza. Cinzia invece non si mosse, sorrise con genuinità e negli occhi, vidi o volli vedere una punta di malizia, come a dire: “è qui che ti volevo” !... non seppi mai se ciò che vidi era vero, ma ciò che successe quella sera mi confermò che la visione non era solo frutto della mia immaginazione. ...
    ... Le avevo accennato dove abitavo, il mio nome lo conosceva e così quella sera, intorno alle nove, sentii suonare il campanello esterno, aprii il cancelletto e davanti alla porta mi trovai Cinzia. Indossava un abito leggero e sottile di un verde autunnale, con le spalle scoperte, scarpe basse della stessa tinta, le mani dietro le spalle, la testa inclinata: “posso entrare?”, mormorò avanzando di un passo, dando per scontata la mia risposta, mi spostai dalla porta e con la mano le indicai di precedermi. Ci sedemmo nel picco giardino davanti la cucina, accesi le candele di citronella e portai da bere. “Cosa stavi facendo?” chiese mentre sorseggiava una sambuca ghiacciata. “Leggevo il giornale e navigavo un po’ su internet” fu la mia risposta, bevendo la stessa cosa. “Come mai da queste parti, senza marito?” “Aveva una cena fra uomini, così mi sono presa la serata libera anche io” sorrise come nel pomeriggio. “Sono contento tu sia qui, vieni, ti faccio vedere la casa” Ci aggirammo per gli ambienti, tra spiegazioni e commenti, scoprimmo di avere gusti simili nell’arredamento, prima di giungere come ogni buona presentazione all’ultima stanza, quella da letto, arredata in stile giapponese, con molto spazio a disposizione e una grande finestra a giorno che dava sul giardino. Mi chiese se il letto così basso fosse scomodo e la invitai a provarlo, si sedette facendo attenzione a non permettere al vestito di sollevarsi troppo, allungò le mani ai suoi lati, molleggiando un po’: “sembra ...