1. Luciana, il video e la finestra [5]


    Data: 25/12/2019, Categorie: Sesso di Gruppo Autore: foreignpress

    Spalancai la porta, aprii la finestra e le dissi di spogliarsi. Mi spogliai anche io. Quando si sfilò gonna e mutandine notai che i peli sul pube sembravano più chiari, dopo il sole preso a Fuerteventura. Mentre si slacciava il reggiseno mi chinai, lei allargò di poco le gambe e mi permise di baciarla piano sulle labbra. Era già umida, intensa nell’odore e nella portata del desiderio: mi spinse la testa verso il clitoride, e si strusciò nervosamente contro la mia bocca per qualche secondo. Urlava, ed era quello che volevo.
    
    «Urla», le avevo detto prima di iniziare, «facciamo casino, che ci sentano».
    
    «Chi?»
    
    «Dario, i vicini, la gente là fuori».
    
    «E se bussano? Se si affacciano?»
    
    «Beh», incrociai le dita. «Speriamo».
    
    Fuerteventura, quell’orgia improvvisata e feroce con Camilla e il Riccardo G., il terrazzo da cui ci avevano visto, erano la mia nuova ossessione. Mi stordiva l’idea di mostrare quella fica scura, le tette pesanti, la voglia che le si leggeva nella bocca spalancata, negli occhi persi, e l’incavo tra i seni irrorato dalla mia sborra, il mio cazzo pulsante che le si sfregava contro piedi, capezzoli, buco del culo: era uno spettacolo a cui, piano piano, volevo assistessero più persone. In fondo eravamo uno scandalo, un taboo ambulante: un ragazzino ordinario, arrapato, per niente elegante e una donna di vent’anni più grande, divorziata, innamorata, incinta di otto mesi. Eravamo la rivoluzione.
    
    Mi scostai dalla sua fica e raccolsi il perizoma che ...
    ... aveva appena sfilato. Lo portai alle narici, poi mi asciugai con esso una goccia di liquido che, abbondante, mi colava già dalla cappella. Ero nudo, eccitato, e mi pulivo il cazzo davanti a Luciana e a metà del mio cortile interno: balconi, finestre che davano su famiglie, studenti, giovani coppie.
    
    «Stenditi», le dissi.
    
    Lei annuì, poi raggiunse il letto e si stese. Alzò e allargò le gambe, immaginando che volessi leccarla. Le presi i piedi e succhiai le dita, leccai le piante, baciai lentamente tallone e caviglia, e quando furono umidi e coperti di saliva mi chinai sulla fica. Nera, odorosissima. Respirai su di essa, bocca e naso a pochi centimetri, ma non mi mossi.
    
    «Allargala», dissi. «Apri le labbra»
    
    «No. Mi vergogno»
    
    Risi. Immaginai per la prima volta quanto potesse essere relativa, la nudità, per una donna: c’è sempre qualcosa di più nascosto, di infinitamente interno che possono preservare.
    
    «Del ginecologo ti vergogni? Di questa gente», e indicai la finestra aperta, «ti vergogni?»
    
    Lei non rispose. Mi fissò dritto negli occhi e mi raggiunse il cazzo coi piedi umidi, cominciando una sega lenta. Intanto si accarezzava la pancia, poi il seno sinistro. Gemeva. Sentii un piede che mi raggiungeva lo scroto, poi la pressione di due dita sul glande. Appena chiusi gli occhi, quando cioè cominciavo ad abbandonarmi al piacere, Luciana si fermò. La vidi che cambiava posizione, e roteando sul culo veniva con il viso proprio sotto di me, tra le mie gambe, a continuare ...
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