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Bonarda
Data: 29/12/2019, Categorie: Etero Autore: Bastino9
Il mio nome vero è Clara e nella contrada mi chiamavano sempre così fino a quando non successe il fatto e da allora i ragazzi sussurravano : Clara ha una bona bernarda. Fu facile, quindi, arrivare a soprannominarmi “bonarda” - quella cosina che hanno le signore tra le gambe - . Io sono sempre stata una bambina esuberante, allegra, vivace ,ero sempre in mezzo a tutti i gruppi e tenevo banco. Quando iniziai le medie andavo a scuola in paese con il gruppo ma non sempre tornavano tutti insieme; io facevo coppia fissa con Matteo il figlio del fattore che aveva un anno più di me. Quando tornavamo soli ci fermavano dietro qualche siepe e stavamo a chiacchierare e a toccarci e a limonare. La storia durò tutto il primo ed il secondo anno, nella primavera del terzo successe il fatto. Durante un caldo pomeriggio di marzo, mentre tornavamo da scuola, ci fermammo alla fontanella per bere, mi chinai e non avendo ancora il reggiseno Matteo vide le mie belle tettine; con la scusa dello scherzo mi schizzò dell’acqua bagnandomi il vestito : cretino, sei proprio un cretino mi hai bagnata!, ma quante storie!! per un poco d’acqua con il caldo che c’è, sei cretino mi hai schizzato l’acqua perché vuoi vedere le mie tette!! Perché me le faresti vedere?! Se me lo sapessi chiedere si!! dissi compunta Clara mi fai vedere il “cavdèin”(capezzolo) per favore!? e me lo fai toccare ? vedere si! toccare non lo so. Mi tolsi il vestito bagnato e rimasi in mutandine con le tettine al vento ed i capezzolini ...
... tesi. Porca vacca!!! ma sei bona e sei pure già pronta !! così dicendo mi si avvicinò e mi fece diventare donna. Dopo quella volta non lo vidi più, poi seppi che era andato a studiare in una grande città. CHE BASTARDO! Da allora i ragazzi della contrada mi chiamarono Bonarda ma nessuno mi sfiorò mai nemmeno con un dito. Mio padre credo che non abbia mai saputo niente del fatto, comunque, finite le medie mi mandarono in città a casa di una sorella di mia madre a completare le scuole. Da mia zia sono rimasta quasi cinque anni : arrivai che ne avevo quindici ne uscii che ne avevo 20. Lei abitava in un palazzone con case di ringhiera; ma la sua casa era bella, grande aveva anche il bagno completo dentro, io dormivo in una stanza con mia con mia cugina, in un’ altra dormivano i miei cugini: Roberto un ragazzone bruttino ma buono e gentile come il pane faceva le scuole tecniche , Diego quello carino che se la tirava tanto studiava come ragioniere ed io, la Bonarda, frequentavo il corso per segretaria d’azienda. Gli anni passarono presto ma a Diego non gliela diedi mai anche se me la chiedeva un giorno si ed un altro pure; Roberto non me la chiedeva mai ma vedevo che sbavava in continuazione di sopra e di sotto. Eravamo grandi ormai quando una notte, che Diego non c’era, andai nella loro stanza e mi infilai nel letto dove stava dormendo Roberto che, sentendomi vicina a lui, rimase sbalordito; gli buttai le braccia al collo e lo baciai e lui, introverso si ma scemo no, rispose infilando ...