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Serial sucker - 3
Data: 03/01/2020, Categorie: Gay / Bisex Autore: adad
Ma chi era questo giovane pervertito che finora abbiamo conosciuto con il nomignolo di Serial Sucker affibbiatogli dai media? o per meglio dire, dal giornaletto locale di pettegolezzi, visto per il pudore delle vittime la faccenda non arrivò mai agli onori della cronaca nazionale e men che meno delle televisione. Ebbene il pervertito si chiamava Beniamino e all’epoca dei fatti aveva sui ventisei o ventisette anni. Non era questo gran figazzo che saremmo portati a credere, anzi fisicamente era nel complesso normale: belloccio, certo, biondino, sul metro e settanta, dotatello anche nei giusti attributi, ma niente da togliere il fiato a chi lo guardava, uomo o donna che fosse. In compenso sarebbe stato una persona allegra e di buona compagnia, se avesse avuto degli amici con cui esserlo. Come se non bastasse, fin da ragazzino si era reso conto dell’attrazione che esercitavano su di lui i compagni di scuola: le femminucce lo lasciavano indifferente, anzi lo seccava quel correre loro dietro da parte dei maschietti, soprattutto di certi maschietti con cui gli sarebbe piaciuto tanto potersi intrattenere lui, ma che inevitabilmente lo smarcavano per correre verso le più gratificanti fighette. Crescendo, all’istintiva attrazione verso i maschietti, si unì un certo indurimento all’interno delle sue mutandine, accompagnato dal desiderio di toccarli, di esplorarli. Una volta non era riuscito a trattenersi e aveva poggiato la mano in mezzo alle gambe del compagno di banco: un ...
... gesto innocentissimo, che l’altro però non aveva gradito e lo aveva allontanato con un: “Cazzo tocchi, finocchio?” Nella sua innocenza, Beniamino ci era rimasto di stucco: cosa aveva fatto di male, perché quello reagisse così? Poi una notte lo sognò, il suo compagno di banco, che gli poggiava la mano in mezzo alle gambe e lui provava una sensazione bellissima… l’amico gli roteava la mano sul pacco e quella meravigliosa sensazione si faceva più forte… e più il movimento dell’altro si faceva veloce, più quel piacere incredibile gli toglieva il sospiro, finché fu come qualcosa che gli esplose nelle palle e lui si svegliò di scatto con le mutandine fradicie. Beniamino conosceva la masturbazione, ci mancherebbe altro, si faceva regolarmente la sua brava seghetta quotidiana, ma un piacere così coinvolgente, così totalizzante, non lo aveva mai provato. Non era, dunque, semplice simpatia quella che provava verso gli altri maschietti, era desiderio… era voglia di sesso… Da quel giorno cominciò a guardare il suo compagno di banco con occhio diverso, rendendosi conto che quanto provava per lui era qualcosa di molto più profondo: non ci provò più, troppo lo aveva ferito la sua brutale reazione, ma non smise di desiderarlo. La sera, a letto, fantasticava di toccarlo, come aveva cercato di fare un tempo, e poi di sbottonargli i jeans… di infilare la mano nella patta e tastargli il pisello, che immaginava grosso e duro. Poi, l’amico era senza pantaloni e lui glielo prendeva in ...