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Amore
Data: 07/01/2020, Categorie: Etero Autore: torromato
... prima era stato ridotto ad una voragine informe fino al punto che mi avevano messo una specie di cataplasma restringente completamente fissato da un paio di pantaloncini di lattice aderenti come una seconda pelle, e inoltre affinchè non mi toccassi mi avevano anche fatto indossare una specie di cintura di castità. Ora però di tutto questo si erano dimenticati e la mia figa con il culo erano liberi e se volevo, nella penombra di quella cella dove mi dovevo riposare per la gara ero sola e libera di farmi quello che volevo. Non c’erano specchi, solo quel tavolo con una sedia, il pasto serale lo avevano portato e dopo aver mangiato se lo erano anche venuti a prendere, tra un momento me lo sentivo avrebbero tolto anche la luce e quella specie di prigione sarebbe diventata per alcune ore tutta mia, nel buio non mi potevano guardare dallo spioncino della porta. Ero libera di fare quello che volevo e mi sentivo una voglia perversa e un eccitazione che aumentava di momento in momento. Così con la bottiglia in mano ritornai al letto, ormai avevo deciso, mi volevo dare piacere solitario con quell’oggetto voluminoso, me lo volevo ficcare dentro senza pietà, mi avesse fatto pure male, ma in quel momento volevo essere piena fino all’inverosimile. Culo o figa, non c’era che l’imbarazzo della scelta, la notte sarebbe stata lunga per il mio piacere. Lo sapevo, ormai ero diventata una specie di ninfomane e avrei fatto carte false pur di essere riempita, ma ormai il senso di essere riempita era ...
... come piaceva a me, sfondata, aperta fino all’inverosimile, la grossezza di un cazzo non mi bastava più, volevo misure grandi per sentire le mie mucose tese fino all’inverosimile. Così una volta che l’ebbi in mano, la soppesai con un brivido, sapendo dove mi sarebbe entrata e….iniziai a passarla con la lingua nel tentativo di lubrificarla. Ero ormai una cagna in calore che voleva essere presa, se in quel momento dalla porta fossero entrati maschi e maschi non avrei battuto ciglio e avrei allargato le gambe invitandoli a fottermi fino allo svenimento. La saliva non mi bastava e me la passai tra le tette in modo che il poco latte che avevo ancora scivolasse lungo quella plastica dura e trasparente….la soppesai ancora, ora il corpo di quella bottiglia era lucido, lubrificato e lentamente me lo feci scivolare tra le gambe, doveva aprirmi, l’eccitazione in me era al diapason..e quando senza volere mi toccai il bottoncino che in quel momento era congestionato e gonfio ricevetti una scossa elettrica che si andò a confondere con quella voglia di piacere che avevo. Ora la bottiglia si trovava tra le mie gambe e iniziai a spingere verso di me, la volevo dentro, non mi interessava che fosse troppo grande… volevo essere piena in maniera oscena e volgare. Io la dottoressa Clara pronta a comandare un reparto intero ora ero completamente aperta e divelta da quella bottiglia di plastica che cercavo di piantarmi in figa. Spinsi, imprecai, mi sentì dilatare in una maniera inconcepibile come se ...