1. Il gelo della Siberia


    Data: 09/01/2020, Categorie: pulp, Autore: Osiris

    San Pietroburgo, 15 giugno 2005. Pyotr Ivanovich Zaytsev faticava a chiamare la città con il suo (relativamente) nuovo nome. Per lui era e sarebbe sempre rimasta Leningrado. Non che avesse mai conosciuto Vladimir Il'ič Ul'janov o che gli fosse mai piaciuto particolarmente, tuttavia quello era il nome quando lui vi era nato. Erano passati oltre trent'anni da quando se l'era lasciata alle spalle per andare a servire la patria nell'Armata Rossa eppure in lui non c'era più alcuna traccia di quel ragazzotto russo incline al sorriso e buontempone. Pyotr era morto in Afghanistan, però il Colonnello Zaytsev era tornato carico di cicatrici, onori e medaglie nonostante la cocente sconfitta. Come aveva imparato in guerra, le più grandi occasioni si nascondono fra i peggiori disastri. Si era guadagnato la stella di Eroe dell'Unione Sovietica proprio nel momento peggiore della guerra e quell'onorificenza gli aveva spianato le porte per il grado di Colonnello. Non aveva dubbi che sarebbe diventato generale se di lì a poco l'Unione Sovietica non fosse crollata come un castello di carte. Tuttavia, ancora una volta riuscì a trasformare un disastro in un'occasione, o meglio, in una montagna di valuta forte. Forte del suo grado e del cataclisma politico, riuscì ad appropriarsi e vendere sul mercato nero ogni arma su cui posò le mani. Quando tornò a Leningrado nessun si ricordava più di Pyotr Ivanovich Zaytsev ma tutti sapevano chi era il Colonnello. Il pesante SUV blindato si fermò fuori da ...
    ... un palazzo di inizio novecento. Un paio di grugni reclutati fra gli Specnaz controllarono la strada e, dopo essersi assicurati che era sicura, aprirono la portiera. Il Colonnello scese per primo seguito da Angelina. Nina, come lui la chiamava, era solo poco più bassa ma decisamente più giovane ed attraente. Figlia della Siberia più fredda, aveva la pelle morbida e candida, lunghi capelli color miele e profondi occhi verdi, il tutto messo in risalto da un abito che costava ben più di qualche stipendio medio. Nell'entourage del Colonnello giravano diverse voci. Qualcuno diceva che l'aveva salvata dalla fame, altri giuravano che l'avesse comprata dalla famiglia, altri ancora che gli era stata data, ancora ragazzina, quale pagamento di un debito. L'unica cosa sicura è che il Colonnello la trattava come una sua proprietà. Non che le facesse mancare nulla ma Nina travalicava il limite del servile e faceva qualunque cosa le venisse ordinato. Non furono gli amplessi in ogni luogo a destare curiosità quanto, invece, punizioni esemplari per quelle che a loro apparivano piccole sciocchezze. Di tutte le storie che gli uomini si raccontavano, quella più sconcertante riguardava un bicchiere rotto ed un bagno di dieci minuti nel laghetto della villa del Colonnello. Era novembre inoltrato. Senza dire una parola né posare lo sguardo su qualcuno o qualcosa, Nina seguì il Colonnello dentro il portone restando mezzo passo dietro di lui. Lei non sapeva perché fossero lì e, di sicuro, l'idea di ...
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