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Sempre mia madre
Data: 15/01/2020, Categorie: Etero Autore: Big66
Sempre mia madre Racconto breve, se così si può dire; scritto d’impeto, senza pensarci molto sopra. Causa lavoro di mio padre (turni lavorativi che lo costringevano fuori casa vuoi il mattino, che a volte il pomeriggio, che a volte la sera/notte), mia madre era molto spesso sola. Non che le mancasse il da fare, impegnata com’era a riassettare continuamente casa... Voi non capite il lavoro che mi costringete a fare, oltre a quanto faccio fuori casa – diceva. Ed in parte era vero: figlio e marito, se “mal” abituati, non rientrano più entro i ranghi dell’autosufficienza. Ecco, io e mio padre, eravamo stati abituati così: sapevamo arrangiarci, ma psicologicamente, con madre/moglie presente, non alzavamo mano per far pressochè nulla. Toccava a lei, arrangiarsi più o meno in tutto, nell’ambito casalingo. Contattava gli artigiani per eventuali lavori, contestava eventualmente il lavoro non eseguito a regola d’arte, trattava sul prezzo... insomma, un vero terzo “uomo” in casa. Una cosa, però, l’avevo notata: quei rubinetti in casa si guastavano un po troppo spesso... E fu così che, senza dire nulla, ne sabotai uno io, facendo in modo che il problema insorgesse proprio durante una delle assenze di mio padre da casa. L’artigiano fu così contattato telefonicamente e, origliai, l’appuntamento fu fissato per il giorno seguente, metà mattina. In ufficio, quello stesso pomeriggio, feci presente che, il sottoscritto, la mattinata successiva non avrebbe potuto essere presente causa impegni ...
... famigliari. Tutto pronto, quindi, per la mia “verifica” sul campo; volevo proprio verificare se i miei dubbi fossero solamente tali, oppure la cara amata mamma giocasse sporco col papà. E così, il mattino seguente, senza destrare sospetti, uscii di casa sempre alla medesima ora, salutando e comunicando il mio rientro sempre per il solito orario, prima di cena. Prima delle 10, dopo aver trascorso il tempo in un bar, fremendo per quanto avrei potuto scoprire di lì a poco, tornai a casa parcheggiando l’auto un paio di vie prima, fuori portata e controllo (qualsiasi cosa avesse potuto accadere). Entrai dal cancello carraio, senza farmi vedere, richiudendomelo alle spalle per bene. Salii le scale esterne, lato giardino, ed entrai direttamente al piano superiore, in quella porzione di edificio che mi era stata concessa quale “regalo” per la maggiore età/indipendenza. Mi tolsi le scarpe, rimasi con le calze più silenzioso di un ninja... e mi misi in attesa... Alle ore 10, più preciso del Big Ben, l’artigiano era già sul cancello principale, suonando il campanello con la borsa da lavoro sulla spalla. Mia madre, dall’interno, aprì e lui entrò; breve cenno al problema in atto, ed offerta del caffè da parte di mia madre all’uomo. Ascoltare solamente, però, non mi bastava; decisi quindi di aprire in assoluto silenzio la porta che comunicava col vano scale interno, unica via comune fra i due appartamenti. Potevo sentire più distintamente le loro voci, parlare tranquillamente del più e del ...