-
Impeto estivo
Data: 15/01/2020, Categorie: Etero Autore: Boezio
... elegante e misterioso che anche negli attimi più ferini e concitati è opportuno non perdere. Certo, l’estasi dell’attimo indicibilmente gaudioso non consentiva ulteriori speculazioni: del resto, mostrarsi anche parzialmente distratto alla regina avrebbe costituito illecito affronto e sgradevole sacrilegio. Con lo scorrere lieve del tempo i due occasionali consorti coglievano una stilla d’infinito, nella nozione più autenticamente romantica dell’amplesso. Il sesso, perciò, produceva l’identico stupore che coglie l’uomo stravolto di fronte al sublime del mare in tempesta, del Giudizio Universale, della volta celeste priva di nubi nelle sere della bella stagione, della musica di Beethoven e Haendel, dell’Arte assolutamente intesa, umana e naturale che fosse. L’umile servo s’era imposto una resistenza superiore, impulso dettato non da velleitarie e superficiali misurazioni cronometriche degne più d’una tappa del Giro che del più divino dei riti. No, il durare si riconnetteva alla volontà di non interrompere il senso d’eterno, da una parte, dall’altra, di puntare all’estasi contemporanea con l’angelica concubina, esperta nelle arti d’amore e desiderosa di portare allo stremo la virilità del temporaneo compagno. Da Circe oltremodo versata quale era nelle battaglie di Venere, infatti, adottava con le profumate sembianze ogni sorta di strategia finalizzata a provocare l’esplosione dell’uomo, di cui aveva intuito l’intenzione prolungante. Di tanto in tanto, s’innalzava d’un ...
... buon palmo per fiondarsi con più vigore sulla mascolinità rosseggiante di fatica e piacere. L’improvviso impatto stimolava la spermatogenesi, ribolliva il fecondo liquido nelle gonadi tese al massimo, solo un disperato scatto del pensiero al Brutto poteva trattenere il rilascio del biancore. Lo faceva anche uscire da lei, per saggiare con le labbra il grado di ebollizione. Spaventosa la differenza tra i battiti cardiaci: ossessivo, violento, rumoroso quello dell’uomo. La Dea più di una lieve concitazione nel petto già reso bronzeo dal sole d’agosto non avvertiva. Oltre alle labbra, accoglieva tra le piccole, eppure sinuose gemelle teneramente montuose lo stanco organo, chiaramente pronto a liberarsi, tanto più in considerazione del fatto che da diversi giorni non c’era stata emissione alcuna. E la prossima s’annunciava a dir poco copiosa. E infatti, almeno per il primo giro, l’idea del contemporaneo orgasmo si rivelò fallace. L’amore “iberico” era il suo punto debole, impossibile resistere al massaggio delle più deliziose tra le rotondità naturali. Lei governava, inoltre, con innata maestria quel tipo di operazione, sapeva che, per provocare l’ultimo sussulto, bastava aumentare la pressione, sfiorare con le labbra e, soprattutto, lanciare negli occhi dell’esausto amico carnale uno sguardo carico di passione e celestiale malizia, percepibile anche nel buio più scuro. Quell’occhiata fungeva da via libera. Ma non solo, sembrava dire: “Non ti accorgi che mi appartieni? ...