1. Impeto estivo


    Data: 15/01/2020, Categorie: Etero Autore: Boezio

    ... Non vedi che esercito il mio potere su di te quando e come voglio? Non ti rendi conto che quanto accade è frutto solo della mia volontà? Io ti ho voluto, il tuo volere da solo non basta. Se anche ti passasse la voglia di me, ti trascinerei a letto solo con un cenno e tu mi cercheresti ancor più affamato di prima. Il dono del mio corpo è per te somma fortuna, ma decido io come debbano andare le cose. Tu t’illudi di essermi padrone quando la tua oscenità ringalluzzita mi viola, ma in realtà sono io a concedere il piacere. Potrei averne mille e ho scelto te. Mi hai vista? Hai visto bene? T’accorgi della mia assoluta superiorità? E tu, piccolo esemplare del genere inferiore, credi di avere un ruolo attivo? Bene, vediamo!”. E infatti, le parole ipotizzabili erano coerenti con le quattro realmente pronunciate in contemporanea con l’occhiata assassina: “TI ORDINO DI VENIRE!”.
    
    Come poteva disobbedire? A cosa appigliarsi dopo un ordine tanto perentorio, quanto gradito? Dov’erano le residue ambizioni di stabilire autonomamente la fine del primo coito? Un fiume chiarissimo e pastoso fu la risposta. Fluiva ovunque, sugli occhi, sulla bocca, sul naso, sul petto, sulle mani della Dea che era Gea in quel frangente e come Gea, Terra Madre, orientava a suo unico piacimento lo scorrere e l’evolversi delle forze naturali, metaforizzate dall’amante preda di un furore che solo un Essere Superiore può suscitare. La schiuma bianca della quale erano intinte le superbe sembianze della sovrumana ...
    ... creatura ricordava quella che un antichissimo mito vuole essersi depositata sulle spiagge di Cipro. Da lì, insegnano, nacque Afrodite, la più potente delle dee. Ed Afrodite era lì, vincitrice, completamente impadronitasi di ciò che restava dello svuotato amante. Sorridente, in quei lineamenti che sembravano incarnare una classicistica perfezione, spalmava su di essi il frutto della passione, secondo la norma che lo vuole portatore di immediati benefici per la pelle. Ma di tanto in tanto, con la classe di un’imperatrice asburgica, portava alla bocca l’indice e apprezzava il sapore un po’ aspro della pozione generativa, resa piccante dall’abbondante peperoncino ingerito da lui, memore del potere afrodisiaco di tale piante. Poi, s’alzava dal letto, reso lacustre d’umori e pregno di sapori dopo la tenzone, per lasciarsi ammirare in piedi, mostrando in controluce le delizie di cui era dotata, in un gioco di luci ed ombre favorito dal sole marittimo delle tre che filtrava attraverso le antiche grate della sede del convegno d’Amore. Bagnava i seni di qualche goccia d’acqua, se li carezzava insieme al resto del meraviglioso corpo, si rendeva lucida e profumata di sapori quasi orientali. Sapeva che tali accortezze non a lungo avrebbero protratto la pausa dal desiderio in lui. Vedeva lui recare la mano all’elemento differenziale tra uomo e donna, già rinnovato dal novello flusso che la provocazione fisico-intellettuale della Signora aveva indubbiamente favorito. Nell’unione con lei ...