1. L'orto della strega


    Data: 18/01/2020, Categorie: pulp, Autore: Tibet

    ... chiedevo cosa stava accadendo, cosa fare, cosa dire, Ora erano due le mani che usava per darsi piacere, una la usava per penetrarsi forte con le dita e l'altra per strofinare il clitoride. Presto iniziò la lunga serie dei suoi orgasmi, si inarcava e gridava il suo piacere mentre le mani diventavano frenetiche nel muoversi. -Vuoi scoparmi vero? Lo so... voi uomini siete tutti eguali, vorresti mettere il tuo cazzo dentro di me e riempirmi... ma non posso farlo. Se viene Clorinda e ci trova così si arrabbia e se ne va... lei odia gli uomini...- La serie dei suoi orgasmi seguitava, ormai la voce le usciva strozzata dalla gola. -Tu sei un porco, un maiale... lo so cosa vorresti, mi metteresti a pecora e prenderesti il mio culo, così...- Rapidamente si girò, si mise sulle ginocchia, poggiò la testa a terra e mi presentò il suo deretano, un largo globo bianco, con le mani si allargò le natiche. -E' qui che vorresti mettermelo e farmi urlare dal dolore, porco che sei! Vorresti infilarmi quel tuo cazzone dentro fino ai coglioni, vero?- Ora la mano strofinava fra le cosce dischiuse e riprese la serie degli orgasmi. Capivo solo che ero in presenza di qualcosa che non gradivo. Non ero minimamente eccitato, non avrei fatto sesso con questa donna neanche costretto. Eppure qualcosa mi tratteneva. Io non sentii nulla davvero dopo, né qualche presenza estranea, né altro. So solo che ad un tratto lei esclamò... -Clorinda! Sei arrivata ...
    ... finalmente! Ti aspettavo sai? Vieni da me, stringimi forte, baciami come sai fare tu...- Ora il suo corpo si contorceva come se ne avvinghiasse un altro, come se fosse impegnato in una lunga sessione di piacere con una altra donna. Ora le sue urla che coincidevano con i suoi orgasmi si erano fatte più selvagge. E gli orgasmi più forti. Non so descrivere il mio disagio. In quella strana circostanza la mia libido era senz'altro in qualche altro posto, ma di certo non lì, non nell'orto della strega. Mi allontanai e mentre ritornavo verso la casa mi passarono per la mente un paio di pensieri, di ipotesi. Disturbi psichici? O qualcosa di irrazionalmente vero? Optai per la prima cosa, decisi dentro me che la ragazza aveva dei problemi. Il vecchio narratore stava sulla soglia dell'ingresso. Mi accolse mestamente. Mi disse solo queste parole... -Non ha colpa povera figlia mia... non doveva crescere e vivere in questo luogo, Clorinda me l'ha presa...- Non dormii quella notte e appena giorno lasciai sul tavolo della stanza dei soldi sufficienti a pagare la cena a il pernottamento e me ne andai. Ancora ora non riesco a capire compiutamente il senso delle parole del vecchio. Potrebbe dire una cosa e pure un'altra, che l’ossessione di Clorinda le aveva preso il cervello, oppure, oppure... che Clorinda in qualche modo ritorna in quell'orto. Ed è questa ultima cosa che penso ora a distanza di tempo. Clorinda che ritorna, che torna nel suo orto. Tibet 
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