1. Villaggio di houer capitolo 6


    Data: 23/01/2020, Categorie: Gay / Bisex Autore: prossi

    ... Jo, te lo prometto.”
    
    “Se vengo a sapere che ti sei fatto massaggiare il culo da lui, giuro che ti lascio.”
    
    Il suo tono fu perentorio e deciso, forse con una lieve incertezza emotiva. Ne colsi il senso e quanto Jo soffrisse all’idea che un estraneo, per quanto fosse il dottore, potesse toccarmi nelle mie intimità.
    
    “Jo, non succederà più, te lo giuro.”
    
    “Che sia così.”
    
    Lungo il sentiero c’era una diramazione che portava al grande fiume Vender e ad un luogo che denominavamo “la casa verde”. Si trattava di un rudere ossia ciò che rimaneva di un baglio su un’altura.
    
    “Prendiamo da qui” disse Jo sorridendo come se avesse in mente qualcosa.
    
    “Non andiamo all’oasi?”
    
    “No, non ho voglia di stare insieme agli altri. Voglio stare da solo… con te.”
    
    Certamente egli aveva un piano e qualsiasi esso fosse, a me andava bene. Guardai Jo estasiato e approvai con cenni beati del capo. Anche a me andava di star solo… con lui. Avevamo poco a che fare con gli altri compagni. Dopo quello che era nato tra me e lui, gli altri ci sembravano lontani, infantili e stupidi.
    
    Facemmo molta strada, ma alla fine giungemmo alla casa verde. Il paesaggio da lì era bellissimo. Da quella sommità, la pianura declinava in modo leggero ma continuo verso il letto del fiume Vender che da lì non si poteva neanche scorgere perché si trovava in fondo ad un precipizio, una decina di metri sotto, in un suo allargamento, quasi un piccolo lago, che chiamavamo la fossa per via del fatto che in quel ...
    ... punto il fiume era molto profondo come se sotto vi fosse una fossa. I colori della pianura erano variegati e infiniti, uno spettacolo per i nostri occhi innamorati. Davanti a noi, un vasto campo di terreno incolto punteggiato di papaveri rossi e gialli, primule, giaggioli e altri fiori di mille colori, più avanti un campo in cui l’erba cresceva a fili che si alzavano e si sorreggevano gli uni agli altri e, a seguire, un campo nel quale erano attecchiti spontaneamente i girasoli e poi, invisibile, il precipizio e, sotto, la fossa.
    
    Ci sedemmo, uno accanto all’altro ai bordi di quella che una volta doveva essere la pensilina della casa verde ad ammirare da lassù quello spettacolo in religioso silenzio, col solo fruscio del vento leggero e caldo che soffiava nelle nostre orecchie e stemmo così, sazi di noi; non avevamo bisogno di null’altro, neanche di parlare, ci bastava essere lì, l’uno accanto all’altro.
    
    Gli occhi di Jo sembravano ancor più spiritati del solito quant’erano immersi nell’orizzonte infinito. La sua indole artistica vedeva cose che non tutti possono vedere ed io mi chiedevo cosa le sue pupille scorgessero e mi sforzavo di scoprirla guardando i suoi occhi.
    
    Poi, egli si alzò in piedi con lo sguardo lontano come se avesse scorto qualcosa, lì sui campi, e sembrò volesse indicarmela con la mano.
    
    “Mark, alzati!” mi disse facendomi premura come se non ci fosse più tempo da perdere.
    
    “Alzati, Mark, svelto!”
    
    Guardai dove i suoi occhi guardavano, ma non mi ...
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