1. Villaggio di houer capitolo 6


    Data: 23/01/2020, Categorie: Gay / Bisex Autore: prossi

    ... in una sorta di ubriachezza liberatrice. Cercammo le nostre labbra dissetatrici e le trovammo umide e fresche.
    
    Fu la prima volta che facemmo l’amore alla luce del sole e tutti nudi. Jo era bellissimo, maschio e bello, forti le sue spalle, dolci e spiritati i suoi occhi, muscolose le cosce, sottili i fianchi, neri i peli del pube, dorati i capelli, formosi i suoi glutei, disegnati i suoi bicipiti. Nuda era la sua anima liberatasi dalle regole asfissianti del signor padre e dalla bigotteria del villaggio. Egli mi appariva nella sua natura libera e liberatrice.
    
    Non so se fossi al suo livello, in quanto a bellezza. Lui era più grande di me di quel tanto che basta a quell’età per fare passi da giganti. Lui era quasi un uomo. Io ero ancora immaturo nel fisico e nella mente, ma dalla voglia che intravidi nei suoi occhi di possedermi, non dovevo esser male. Mi feci rincorrere come una gazzella e lui mi inseguì come un leone. Mi lasciai agguantare, abbattere per terra e lasciai che le sue fauci mi azzannassero. Mi scopò cantando, lo scopai danzando, lo facemmo ripetutamente senza saziarci mai, senza premura, con dolcezza felina, con la voglia di giocare come orsacchiotti, imitando i loro versi.
    
    Mi insegnò a leccargli il buco del culo e mi lasciai leccare il mio godendo abbondantemente di quel piacere sottile che la lingua sa dare in quella parte del corpo.
    
    Miagolavamo come mici, ululavamo come lupacchiotti.
    
    E tra una scopata e l’altra, danzavamo e correvamo come ...
    ... folli.
    
    I girasoli ci guardavano e sembravano sorriderci.
    
    “Buongiorno, signori girasoli” disse Jo ed io ripetetti “Buongiorno, signori girasoli, io e Jo ci amiamo.”
    
    Infine, arrivammo al precipizio. In fondo, c’era il fiume Vender e la sua fossa. L’acqua passava lenta e luccicava come smeraldo. Era uno spettacolo da fiaba. Ci sporgemmo a guardare giù.
    
    “Mark, è bellissimo.”
    
    “Jo, ti amo.”
    
    Lui girò la testa verso di me e sorridendo mi disse:
    
    “Se mi ami davvero, seguimi.”
    
    All’istante si gettò giù.
    
    Rimasi prima attonito e poi impaurito. Passavano gli istanti e non sentivo ancora il tonfo del suo corpo sull’acqua. Dovevano essere dieci o forse quindici metri di altezza. Il suono del tonfo arrivò e il cuore mi andò a mille.
    
    “Gesù, è pazzo, salvalo tu, sarà morto?”
    
    Il terrore che fosse rimasto ucciso nell’impatto mi attanagliò il cuore. Poteva essere caduto su uno scoglio o l’acqua poteva non essere così profonda come dicevano.
    
    “Mark, Mark – lo udii – è bellissimo, tuffati anche tu.”
    
    Ringraziando Dio era vivo, si era salvato.
    
    “Mark, tuffati!”
    
    Guardai giù e rimasi impietrito. Era così profondo il precipizio che ebbi le vertigini.
    
    “Mark, ti vedo. Tuffati, ti prendo io.”
    
    Guardavo giù e non riuscivo né a muovermi né a rispondergli. Non avevo il coraggio di buttarmi, era troppo profondo per me e poi non ero mai stato coraggioso.
    
    Pensai alla sua sfida: “Se mi ami davvero, seguimi,”
    
    Io lo amavo, non c’erano dubbi.
    
    Perché mi chiedeva una ...
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