-
Villaggio di houer capitolo 3
Data: 30/01/2020, Categorie: Gay / Bisex Autore: prossi
Scoprii l’ansia di aspettare la sera per dormire accanto a lui e la felicità di stargli abbracciato, di scambiarci calore, affetto, carezze, la felicità di lasciarsi toccare per scoprirci, abbandonarsi all’altro, ritrovarci, parlarci. Accanto a lui mi sentivo protetto e sicuro e mi venne spontaneo dirgli per la prima volta ti amo e sentirmi rispondere: “Io pure.” Scoprii anche l’infelicità della sua lontananza durante il giorno quando non potevamo neanche sfiorarci per non dare adito a dubbi e sospetti, l’infelicità di sottostare a rigidi regolamenti e alle dolorose punizioni che mio fratello continuava a subire mentre per incoraggiarmi mi diceva: “Non ti preoccupare, ci sono abituato e poi io penso a te. Tu mi vuoi bene, è vero?” “No, io ti amo.” Poi un giorno, mentre studiavamo nel soggiorno, la porta si aprì e la signora madre comparì col suo solito volto gelido. Veniva forse a chiamare Joshua per un’altra punizione? Eppure non avevo udito i preparativi; forse si trattava di aiutare la signora madre per un lavoretto di casa come talvolta capitava. “Mark, tuo padre desidera parlare con te nel suo studio.” Subito il cuore cominciò a battermi in gola, voltai lo sguardo verso mio fratello e senza proferir parola, col semplice linguaggio dei volti, gli chiesi cosa stava succedendo e lui mi rispose che non sapeva nulla. “Mark, non fare aspettare tuo padre” ripetette la signora madre con la solita voce algida. Mi alzai dalla sedia tremando. “Si, ...
... signora madre, arrivo subito.” Mi avviai a passi incerti. Il cazzo si ritrasse e il buco del culetto cominciò a prudermi. Ebbi i sintomi della diarrea, ma resistetti. In fondo non era detto che si trattasse di una cosa grave, la mia paura era prematura e ingiustificata, la mia solita debolezza. Lo studio del signor padre era in fondo al corridoio, ma il corridoio mi sembrò troppo breve perché in breve mi ritrovai davanti la sua porta. Bussai e attesi, come avevo imparato a fare, il permesso del signor padre prima di entrare. Quando l’ebbi, aprii, varcai la porta e la richiusi. Il signor padre era di spalle affacciato alla finestra. “Buonasera, signor padre.” Egli si girò come se fosse stato preso alla sprovvista o si fosse distratto e si avvicinò a me. Egli era un uomo alto, robusto e, ai miei occhi, già vecchio, ed era vestito con quell’abito nero da Pastore che contribuiva a dargli un aspetto austero e grave che mi incuteva timore e reverenza. “Buonasera Mark.” Anche il volto del signor padre era senza emozioni, più duro di quello della signora madre e la sua voce entrava nelle mie orecchie e rimbombava nel mio petto. “Allora, Mark, come stai?” Fui sorpreso da quella domanda che però ebbe il merito di tranquillizzarmi, ma solo un po’; se egli si preoccupava della mia salute sicuramente non mi aveva fatto chiamare per punirmi, pensai. “Sto bene, signor padre, grazie.” Lui fece un gesto con la testa come se non fosse d’accordo. “Dici di ...