1. Alle falde del kilimangiaro - 2


    Data: 02/02/2020, Categorie: Gay / Bisex Autore: adad

    AVVERTENZA:
    
    il presente racconto presenta descrizioni e linguaggio che ad un esame approfondito potrebbero rivelarsi di natura razzista, omofoba o comunque politicamente scorretta. Le persone perbene, pertanto, sono caldamente sconsigliate dall’intraprenderne la lettura.
    
    Nuotammo verso riva e quando venimmo fuori dall’acqua eravamo entrambi eccitati a
    
    cazzo dritto. La prima cosa che feci, fu di gettare un’occhiata al suo, per vedere che razza di bestia si portasse dietro. Per quanto buio, era abbastanza distinguibile la sagoma di qualcosa di grosso, molto grosso, proteso in avanti e ballonzante ad ogni suo passo.
    
    Non potei resistere e glielo afferrai, ancora sgocciolante, poi mi chinai e glielo presi in bocca. Sapeva di salmastro, ma si avvertiva un che di viscido e acidulo sulla punta.
    
    “Non vedi l’ora, eh? – ghignò lui – Te lo darò, troia bianca, non preoccuparti: te lo darò fino a farti scoppiare.”
    
    “Ok, facciamo a chi si stanca prima, sporco negro!”, lo sfidai ridendo.
    
    Recuperammo le nostre cose e prendemmo per un sentiero fra i cespugli, tenendoci stretti, nudi e bagnati come eravamo e col cazzo teso, io con un braccio attorno alla sua vita, lui con una mano sulle mie chiappe, che mi palpava con lasciva cupidigia.
    
    Il sentiero era buio, faceva un lungo giro tortuoso, ma permetteva di arrivare all’alloggio di Tom senza essere visti da nessuno, cosa del resto improbabile anche se avessimo percorso il vialetto principale illuminato: vista l’ora, gli ...
    ... ospiti e gli operatori del villaggio dormivano ormai tutti.
    
    Arrivati alla capanna di Tom e richiusa la porta alle nostre spalle, senza neanche accendere la luce, lui mi venne dietro e mi strinse a sé, infilandomi l’uccellone duro fra le gambe e mulinando pesantemente il bacino.
    
    “Sentilo, puttanona, - mi bisbigliò all’orecchio con voce roca, sfregandomi sulle natiche l’ispido cespuglio del pube – senti il cazzo duro del negrone, che adesso ti farà torcere le budella!”
    
    Io non risposi, se non macinando il culo con più foga contro il suo inguine ancora umido di mare.
    
    “Cazzo, se sei in calore, puttana! – proseguì Tom – Hai la figa che ti brucia… mi stai sbrodolando tutto sulla mazza!”
    
    Che dire? Sarà stata la sua vicinanza, il suo calore sulla mia schiena, il suo linguaggio
    
    sboccato, lo sfregamento del suo nerchione bollente sul mio buco del culo, sta di fatto che fu come se una ventata di follia che mi travolgesse: tutto di botto, mi piegai in avanti e mi slargai le chiappe con le mani:
    
    “Dai, negro di merda! – ansimai – Fottimi, cazzo! Fammi vedere che ci sai fare con quell’affare… Dai, fammi vedere come chiavate voi negri!”
    
    “Eccola la troia bianca che implora per avere il cazzo! – ridacchiò Tom – Il cazzo del negro… Certo che te lo do, puttana… Voglio sfondartelo quel culo puzzolente… voglio farti cagare sborra fino a domani!”
    
    Più il suo linguaggio diventava osceno, più l’eccitazione mi toglieva ogni discernimento.
    
    “Aspetta… - continuò Tom e, allungata ...
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