1. Alle falde del kilimangiaro - 2


    Data: 02/02/2020, Categorie: Gay / Bisex Autore: adad

    ... possenti.
    
    Era un maschio fantastico, pur nel suo spossato abbandono. Lo carezzai dolcemente sulle spalle e lungo la schiena; la sua pelle aveva una morbidezza strana sotto le mie dita. Arrivai a carezzargli le tonde montagnole del culo e Tom ronfò come un gatto soddisfatto, allargando leggermente le gambe, come per invitarmi ad andare oltre. E io andai oltre: scivolai con la mano nello spacco, sempre più a fondo, fin presso l’attaccatura dei coglioni, dove scovai il forellino umido del suo buco e lo stimolai con la punta delle dita.
    
    La sua risposta fu un ulteriore apertura delle gambe. Allora, senza esitare, mi allungai fra le sue gambe divaricate, gli allargai le natiche e poggiai le labbra sul grinzoso bottoncino nero per un lungo bacio appassionato. Il grato mugolio di Tom mi assicurò che stavo facendo la cosa giusta. Così, senza staccare le labbra dalla serica apertura, cominciai a vellicarla con la punta guizzante della lingua.
    
    E il magico pertugio lentamente reagì, la tensione si allentò, le grinze contratte si distesero, le morbide labbruzze si spianarono , si dischiusero, mi fecero entrare.
    
    E’ proprio vero: nessun buco di culo è capace di resistere ad una buona leccata; anche il più restio e inviolato finisce per arrendersi e si apre a una lingua tentatrice, si consegna alla bocca che lo sta baciando… che lo sta adorando…
    
    Così, anche Tom, che alla fine sollevò un poco il bacino, per agevolarmi e godersi meglio quanto gli stavo facendo.
    
    “Passaci ...
    ... sopra la cappella, dai…”, mormorò d’un tratto con voce lasciva.
    
    Allora mi misi a cavalcioni delle sue cosce e presi a sfregargli il glande viscido di presborra sull’orifizio scivoloso di saliva… e sempre più morbido… sempre più aperto… sempre più scivoloso… E fu così che la mia cappella ci finì dentro!
    
    Non lo feci di proposito, giuro! Mai più mi sarei sognato di violare un maschio come lui. A quel punto, però, visto che c’ero e che il danno era ormai fatto e irreversibile, diedi un colpetto e affondai per metà nel buco così bene ammorbidito.
    
    “Che stai facendo?”, mi chiese lui, improvvisamente allarmato.
    
    “Ti sto inculando…”, risposi piano.
    
    “No, dai, non farlo…”, protestò, ma non si mosse, rimase assolutamente immobile, con gli occhi chiusi e il volto concentrato.
    
    La scena aveva un che di irreale.
    
    “Fermati, dai… - continuò a bofonchiare – Sono vergine lì…”
    
    “Eri vergine…”ghignai io, penetrandolo tutto con un ultimo affondo.
    
    Tom fremette, ma non si ribellò, non si mosse, non si divincolò via.
    
    Allora presi a pompare in quel caldo condotto, ormai aperto e morbidamente aderente al mio pisellone in piena fibrillazione.
    
    “Mi stai violentando, stronzo d’un bianco!”, mugugnò lui, sempre abbandonato sul letto.
    
    ”Taci, puttana negra! – lo rimbeccai, stringendolo forte – Adesso tocca a te goderti il maschio!”
    
    E a quanto pare, se lo stava godendo per davvero il sigaro bianco, perché intanto che continuavo a zagagliarlo, i suoi fremiti andarono facendosi ...
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