1. Diario di un sicario


    Data: 07/02/2020, Categorie: pulp, Autore: Tibet

    Non mi piace quello che vedo allo specchio sopra il lavabo. Quella faccia? Non sono io. Quegli occhi spenti, il colorito grigiastro della pelle, le rughe. E’ come se un alieno si fosse impossessato del mio corpo e modificasse i miei lineamenti a suo piacere. Apro l’acqua fredda, la lascio scorrere.. metto la testa sotto il rubinetto e dopo mi riguardo. Come ha detto? Mi ricordi John Malkowitz, l’attore… Si? Ma c’è il fatto che sei perennemente ubriaca o fatta di coca. Prendo in mano la Sig P226. Mi piace il suo colore brunito, la sensazione di averla amica, complice. Stacco la sicura, mi metto la canna in bocca, mi guardo negli occhi. Dai… coraggio, premi… premi quel cazzo di grilletto! Dei colpi alla porta. “Telefono.. ” Hai appena salvato il rivestimento del tuo bagno.. penso.. ancora un po’ e avresti avuto la mia materia cerebrale su queste piastrelle lucide e sangue dappertutto. E un buco largo una spanna.. E’ sempre così… ogni volta che ci provo subentra qualcosa. Poi passa l’attimo e la vita mi riprende, mi azzanna e mi squarta una volta di più. Ci troviamo in un bar con i tavolini all’aperto. E’ primavera inoltrata e il parco è pieno di bambini. Se devi incontrare qualcuno e non vuoi dare nell’occhio vanno bene questi luoghi aperti. Lo sguardo non si sofferma sui particolari, sfuma invece nella visione generale. Psicologia del sicario. Nascondersi nella folla. Lo guardo.. è il mio tramite, il mio contatto con la morte. -Allora..?- -Un contratto.. urgente.. compenso ...
    ... doppio..- Lascio correre lo sguardo sui prati, gli alberi hanno vinto la loro battaglia con l’inverno e si sono ricoperti di foglie, è una lotta che si ripete e vincono sempre. Ma chi è il padrone di questa pace? Chi la possiede? Chi la gode? E’ talmente bella che mi da la nausea. Non sopporto la pace. Non sopporto il bello. Mi hanno detto che per questo sono asociale. Di non essermi inserito nel contesto, di rifiutare di camminare con il fiume di persone che corrono verso il nulla. Lo ha detto gente che se ne intende, gente che gioca con il cervello degli altri. Rimetto gli occhi a fuoco sulla sua faccia. -Chi è..?- Estrae una busta dalla tasca e la mette sul tavolo. Lascio passare dei minuti prima di prenderla, faccio come se dovesse decantare della sua cattiva essenza. La busta è viva, diventa uno strumento, fa parte dell’insieme, un tassello del mosaico. La prendo e la apro… Foto e un foglio con delle righe scritte da una stampante. Le foto? Sono delle 16x24 a colori, riprendono una bambina bionda. Forse di dodici anni, una macchina in movimento. Guardo il Gobbo.. è così che lo chiamano. -Prima o poi ti uccido... e sai come lo farò? Ti metterò la pistola nel buco del culo e svuoterò il caricatore!- -Lu... è un lavoro. Niente altro che un lavoro...- -Ti ucciderò e ti manderò a incontrare all’inferno quella troia di tua madre...- -Mi vuoi ascoltare o no? Compenso raddoppiato e un motivo per farlo...- Lo lascio parlare, penso che dovrei essere meno suscettibile. Cosa importa se ...
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