1. Diario di un sicario


    Data: 07/02/2020, Categorie: pulp, Autore: Tibet

    ... di cellulare lei aspetta di vedere la vettura imboccare il viale e preme il pulsante del semaforo pedonale. La macchina si ferma e lei passa lentamente, lentamente.. molto lentamente, fermandosi quasi davanti alla vettura attirando l’attenzione del guidatore e della guardia del corpo. Vivere attraversando quei pochi attimi nei quali mi giro e inizio a sparare, nei quali svuoto il caricatore, nei quali vedo i vetri esplodere come fiori di vetro impazziti e i loro visi stupiti. Lo stupore che non lascia spazio alla paura, non hanno il modo di provarla la paura perché passano in quell’attimo stesso dalla vita alla morte. Nonostante i venti colpi del caricatore maggiorato che ho usato, la bambina è incolume, viva. Il viso bellissimo è spaventato, i suoi occhioni azzurri spalancati. Ci credi bambina che mi piange il cuore per te? Lo penso mentre inserisco un nuovo caricatore. Sono stravolto, ma io sono solo uno strumento del destino. Devo essere impersonale, neutro a tutto. Non me lo posso permettere di essere generoso, sono consapevole che non posso donare la vita ma solo toglierla. Vedo ...
    ... sparire la sua vita mentre le pallottole la colpiscono. Il tutto è durato forse 15 o venti secondi. Raggiungo lei e la sua carrozzina. Abbiamo la macchina in un garage poco distante, siamo quello che appariamo.. una coppia a braccetto che spinge la carrozzina del loro bimbo. Lei è eccitata! Sessualmente. La morte e uccidere qualcuno fa talvolta questo effetto sulle donne. Se ora le infilassi in fica la canna della pistola e la fottessi con questa godrebbe di un orgasmo incredibile! Sarebbe per lei una cosa mai provata. Io non sono eccitato. Cerco di liberare la mente da quel volto. So che non ci riuscirò e che ogni volta che userò uno specchio correranno su di esso le visioni di tutti i fantasmi ormai ospiti permanenti nel mio cervello. Cerco di pensare al dolore di Lui. Cerco di credere che saperlo infranto dalla disperazione mi da tanto piacere. Mi vedo a immaginarlo piangente e inconsolabile. Si, lo ammetto.. ne provo piacere. Un piacere malato? Forse si ma io non ne conosco altri. Una contraddizione in termini il credere che uccidere mi faccia sentire vivo? Tibet (da sempretibet blog) 
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