1. Tre iene e un lupo solitario


    Data: 09/02/2020, Categorie: pulp, Autore: Edipo

    Non ricordo il nome del paese. Era uno dei tanti borghi italiani arrampicati su una collina, simili a presepi, con il campanile, le torri, le case affacciate sullo spazio infinito di una valle. Non ricordo il nome della famiglia del barone. Era una delle tante famiglie nobili il cui capostipite si era messo al servizio di un re o di un imperatore, aveva ammazzato un po' di gente in suo nome e in cambio aveva ricevuto un ducato o una contea. Il barone Lancillo apparteneva a un ramo collaterale della famiglia, così secondario e impoverito da eredità dimezzate e confiscate da ogni cambio di governo che non gli rimaneva che un vecchio castello mezzo in rovina di cui ormai abitava solo un numero limitato di stanze. Non ricordo quanti anni avesse il barone, forse quaranta, forse di più, forse di meno. Era così magro, così pallido, con così pochi capelli che avrebbe potuto essere ancora giovane o quasi vecchio. Era l'ultimo della sua famiglia e gli avevano dato quel nome assurdo, omaggio non tanto all'eroe leggendario di Camelot quanto a un antenato che si era distinto nella specialità di famiglia: ammazzare gente, sia pure con la scusa della guerra. Di quegli antichi splendori restava poco, tutti gli ultimi esponenti della famiglia erano stati pallidi e malati di uno strano, indecifrabile male e il barone ne era affetto a sua volta. Per intere settimane non usciva dal cadente maniero, poi per una settimana metteva il naso fuori di casa, passeggiava curvo per i sentieri, ...
    ... rispondendo con un malinconico sorriso ai saluti dei contadini che tornavano dai campi. Gli unici che frequentasse erano vecchi, più vecchi di lui: l'anziana madre, sempre più malata, il vecchio servitore, di cui non ricordo il nome, e il vecchio dottore, Bonifazio, che due o tre volte a settimana si arrampicava per il polveroso viottolo che conduceva al castello e visitava la madre e il figlio, lasciando medicine per lei e misteriose pozioni ed erbe mediche per lui. La prima a morire fu la madre; poco dopo morì il dottore e infine il vecchio domestico. Il barone restò solo. La gente lo guardava nelle sue sempre più rare uscite e si rattristava per lui, anche perché nessuno voleva andargli a servizio, e per lo scarso salario e per la lugubre dimora in cui lavorare. Ma un giorno videro arrivare in paese uno strano trio: tre donne, straordinariamente somiglianti l'una all'altra, quasi simboleggianti le tre età della vita. La più anziana, molto grassa e dal viso di contadina scaltra, aveva forse sessant'anni; la seconda, la figlia, simile alla madre nel corpo e nel volto, ne aveva fra i trentacinque e i quaranta; la nipote, infine, era una ragazza di sedici o diciassette anni. La sua faccia era una copia monotona di quelle di madre e nonna ma il fisico era ancora molto lontano dalla pesantezza dei loro e sebbene il seno prosperoso e i fianchi generosi fossero un'altra eredità di famiglia, la sua freschezza e leggerezza spiccava tra i corpi mastodontici delle parenti. Ricordo bene il loro ...
«1234...8»