1. Un'amazzone di nome Ilaria


    Data: 10/02/2020, Categorie: Etero Autore: Coren

    ... specchio enorme che stava di fronte gli attrezzi, e mi lasciavo sfuggire un sorrisetto tutte le volte che assistevo a un tentativo di approccio fallito.Con l'esperienza di oggi, penso di poter dire che fu per questo che lei si avvicinò a me.La prima volta fu solo per chiedermi se avevo finito coi manubri e se potevo prestarglieli. Le dissi: "Sì, ma occhio che sono dieci chili" e lei, come se io fossi un deficiente: "Sì... lo so".Poi, tra una richiesta e l'altra, un po' per volta, strinsi amicizia anche con lei. O almeno, potevo dire di aver raggiunto un certo livello conoscitivo (perché con una leonessa non bisogna prendersi troppe confidenze).Nonostante, come scritto prima, non fossi particolarmente attratto, non potevo negare che il suo atteggiamento mi sucitava dell'eccitazione. Forse, lo ammetto, era solo per il fatto che aveva "sfanculato" tutta la palestra maschile tranne che me, e quindi la mia era più che altro un'attrazione un po' narcisistica. O forse era perché nel suo atteggiamento, nel suo modo di fare, di esibirsi con noncuranza, c'era davvero qualcosa che mi tentava.Vi riporto due esempi: il primo risale a una delle prime volte che ci eravamo conosciuti. Stavo allenando i pettorali coi manubri mentre ero disteso con la schiena sulla panca. Le mi vide, mi salutò con un cenno, e avvicinò la panca libera accanto alla mia. Per farlo si mise letteralmente a novanta e vi posso garantire su quel che ho più caro che il mio viso e il suo sedere si trovarono per pochi ...
    ... attimi vis-à-vis. Lei poi si posizionò come me per mettersi a chiacchierare, ma ormai io stavo scomodo, visto che, mentre eseguivo l'esercizio, tentavo anche di nascondere l'imminente erezione.La seconda volta invece mi trovavo a lavorare sull'attrezzo per le spalle. Anche in quest'occasione lei, appena arrivata, mi salutò e mi raggiunse per mettersi a parlare. Si posizionò quindi sull'attrezzo accanto al mio che serviva per i muscoli dell'interno coscia. Come si sedette, con le gambe spalancate per cominciare l'esercizio, io feci appello a tutti i miei nervi e chiesi loro di rimanere saldi. Come ho detto, gli attrezzi erano tutti posizionati verso lo specchio. L'occhio mi cascò sulla sagoma della sua vagina ma fui costretto a riacchiapparlo prima che lei se ne accorgesse.Un pomeriggio mi ritrovai a masturbarmi pensando a lei.Capii che avrei dovuto fare qualcosa.Non sapevo esattamente cosa fosse quel qualcosa che avrei dovuto fare, dal momento che la mia esperienza in fatto di ragazze era praticamente pari a 0... Se si esclude Giulia, ovviamente, ma in quel caso aveva fatto tutto lei.Credevo che se io avessi tentato di portare la nostra amicizia a un piano superiore, lei avrebbe reagito male, e mi avrebbe considerato alla pari di coloro che aveva sempre allontanato. E passarono giorni, settimane con questo dubbio amletico che mi rovinava le ore della giornata, anche quando avrei dovuto studiare per gli imminenti esami universitari.Realizzai allora che potevo fare solo una cosa: ...
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