1. Un'amazzone di nome Ilaria


    Data: 10/02/2020, Categorie: Etero Autore: Coren

    ... chiederlo e basta. Anche la più brutta delle risposte avrebbe ucciso quel dubbio così fastidioso.Perciò, poco prima che mi scadesse l'abbonamento alla palestra (siamo nei dintorni di maggio), eccola là che ancora una volta mi scorgeva tra la folla e mi raggiungeva. Cominciò a parlare come faceva lei. Parlò degli esercizi, della scuola, e parlava parlava parlava. Che chiacchierona."Che fai stasera?" la interruppi. Diretto, deciso. Folle. La guardai negli occhi, per studiare ogni sua minima espressione facciale.Com'era strana, quando stava zitta."In che senso?""Nel senso se vuoi uscire o no."Lei distolse lo sguardo e cominciò invece a fissarmi attraverso lo specchio."Ho già un impegno" mi rispose secca."Come vuoi" risposi io senza fare una piega, "Era per fare qualcosa."Calò il silenzio. Imbarazzante. Nuovo. Non ci ero abituato.Finito l'esercizio, non sostenevo più quella situazione di gelo, perciò le dissi: "Sono ancora nei paraggi, se cambi idea" e in un lampo, mi dissolsi.Pensavo di aver mandato tutto all'aria, ma non ero assolutamente pentito di quel che avevo fatto. Ci avevo provato, e questo era importante, soprattutto per uno come me. Pensavo che non avrei più parlato con lei.Ma mi sbagliavo. Mi fece una sorpresa. Mentre stavo per andarmene via, diretto verso gli sogliatoi a fare la doccia, lei mi chiamò: "Stasera no. Ma magari domani ci sono."Non sapevo bene come reagire. Tutto quel che riescii a fare fu annuire e lanciarle un sorriso.E fu così che la sera successiva ...
    ... andai a prenderla con la macchina per portarla fuori a cena. Quando la vidi arrivare col suo bel vestititino da sera color azzurro, coronato con calze azzurre e scarpette nere, mi sembrò quasi di aver commesso una gaffe. Era una ragazza completamente nuova. Aveva lasciato i capelli biondi sciolti sulle spalle che le decoravano il viso minuto. Aveva messo del trucco, ma non eccessivamente. La sua corporatura forse stonava un po' con tanta eleganza, e per me, che seguo il wrestling, fu inevitabile paragonarla a una diva del ring. Ma non fraintendete, eh: non era un ammasso di muscoli contenuti in un vestito da sera, anzi. Era un bel fisico tonico e allenato, curioso e allo stesso tempo invitante. Non mi spaventava, al contrario. Mi eccitava. Mi eccitava lei, mi eccitava la sfida.La serata si svolse in in modo un po' strano, credo. Non ricordo molto bene, ma ricordo che, al momento dei saluti, ero sicuro di essermela giocata definitivamente. Avevo fatto il "me stesso" e forse avevo trasmesso insicurezza, ma la figura peggiore fu quella di aver calcolato male i soldi, per cui non avevo potuto offrirle la cena come un galantuomo. Bella figura, sì.La riaccompagnai sotto casa.Una volta parcheggiato di fronte al marcipaiede, la prima cosa che notai fu che non scese subito. Forse avevo qualche speranza, dopotutto. Continuammo il discorso che stavamo facendo, che sinceramente non ricordo quale fosse (chi se ne frega?). Notai inoltre che mentre parlava si tocchicciava la punta dei capelli ...
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