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Un'amazzone di nome Ilaria
Data: 10/02/2020, Categorie: Etero Autore: Coren
... e questo mi divertiva.Tra le tante cose arrivai a parlare del mio gatto e la invitai ad aggiungermi tra i contatti di un social network che non era quello famoso (all'epoca Zuckemberg era ancora a smanettare sul joystick coi compagni di corso).Così lei mi disse: "Ma scusa, fammelo vedere, no?"Non so se il doppio senso era voluto, ma di certo colsi al volo l'occasione e accettai l'invito di salire "per pochi minuti" � i famosi pochi minuti. In casa non era sola, ma i suoi genitori erano già a letto. Accese il computer e mi invitò a sedermi sulla sedia girevole. Io la feci sedere sulle mie ginocchia e in un paio di click la intenerii con la foto di Muso, ossia il mio gatto. Mentre guardava la foto sul monitor io avvertivo il suo buon profumo e mi avvicinai per baciarla sul collo. Lei non protestò. Provai allora ad azzardare di più e la baciai ancora poggiandole le mani sui fianchi e poi abbracciandola, ma a questo punto lei si ritrasse."Scusa" mi disse "Non ho voglia".Mi fece sentire molto in imbarazzo e allora tentai di risolvere: "Scusami tu, per me va bene lo stesso se non vuoi". Accettò le scuse, mi sorrise e si sedette sul letto. In quel momento le passò il nervosismo e il suo sguardo tornò ad essere dolce."Ho reagito un po' male. Scusami. Ma l'hai visto anche tu. Io sono abituata a ragazzi che tentano in tutti i modi di portarmi a letto e finita lì. Io penso di essere di più." Ero sinceramente dispiaciuto nell'ascoltare ciò che diceva e mi sentivo anche molto in colpa. ...
... "Ho accettato di uscire con te perché sei diverso.""Diverso in che senso?""Sei semplice. Non hai piani, non hai pretese, non dai niente per scontato. E' questo quel che mi piace di te."Le sorrisi: "Be', non volevo spaventarti", le dissi "E' che tu mi piaci molto. Mi piaci perché intravedo della dolcezza oltre quel muro che ti sei costruita. Ma non volevo offenderti, a me sta bene anche chiacchierare. Però, se vuoi, forse è meglio se me ne vado"."Ma no, resta" mi fermò, "Parliamo un po'!" Accettai di buon grado e mi sedetti accanto a lei sul letto. E mentre parlammo e parlammo, anche questa volta non ricordo di cosa. Ricordo che ad un certo punto ci siamo guardati negli occhi e lì è calato il silenzio. Non so quanti secondi passarono, e non ricordo di aver pensato molto. Semplicemente ci siamo ritrovati abbracciati. Io la baciavo e con la mano le accarezzavo il collo, avvertendo il suo buon profumo di menta. Lei si lasciava baciare e portò le mani sulla mia coscia. Così volli essere ancora intrapredente, nonostante il rifiuto precedente, e molto lentamente la mia mano si infilava sotto la gonna, accarezzava le sue belle calze setose e percorreva tutta la coscia. Tirai la cerniera del suo vestito. Lei mi tolse la maglietta. In un attimo ci ritrovammo io a busto nudo e lei in reggipetto. Poco dopo neanche quello c'era più, e qualche secondo ancora più tardi calze e mutandine bianche erano state tirate via. Ora le vedevo bene la fighetta, completamente rasata e ornata da fantasiose ...