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Un'amazzone di nome Ilaria
Data: 10/02/2020, Categorie: Etero Autore: Coren
... labbra rosee e umide.Insinuai la mia lingua tra le sue cosce, le risalii fino all'inguine e poi schioccai baci potenti sulle labbra della sua intimità (così piaceva tanto a Giulia). Una volta lubrificata, mi leccai due dita e le inserii piano piano nella fessura. Cominciai a masturbarla, intervallando le piccole penetrazioni con altre leccate sempre più approfondite. Avvertivo qualche pelo sporgente dopo la rasatura che solleticava la mia lingua, e diedi il benvenuto a tutti loro, lappando bene anche tutta la zona pubica. Lei sembrava apprezzare e non poco. Il suo busto si dimenava. Il pube si sollevava e abbassava senza controllo, sotto i comandi della mia lingua.La sentivo gemere a bassa voce: "Cazzo... Cazzo, merda!". Quei suoi gemiti contenuti mi ricordarono che i genitori erano nella stanza accanto e per un attimo mi si ammosciò. Ma ero troppo eccitato, e troppo stupido, per fermarmi.Poco dopo le fui sopra, a cavalcioni mentre lei stava distesa sul letto con la schiena. Mi slacciò pantaloni e ne estrasse il mio membro duro e pulsante, la cappella già umida. Lo prese in bocca senza troppi fronzoli. Lo succhiò avidamente, lo strinse, lo masturbò, lo leccò. Ci metteva tanta energia quanta ne impiegava in palestra. I pochi rapporti che avevo avuto non mi avevano preparato a un tale attacco e di sicuro sarei venuto schizzandole direttamente in gola, se l'idea dei suoi genitori non mi avesse bloccato i canali. Paradossalmente, li ringraziai: avrei fatto una pessima figura, ...
... e a quel punto sì che mi avrebbe davvero cacciato di casa furiosa.Ad un certo punto si staccò da esso e mi disse: "Devi mettermelo dentro!"Mi adagiai di fretta sul letto, mi strappò via i pantaloni. Spalancò le gambe e fu sopra di me. Mi osservò bene nell pupille, con gli occhi sgranati la bocca aperta che ansimava. Mi fece mettere un preservativo in tutta fretta, mormorando "Dai, dai, veloce", poi portò la mano su mio pene incappucciato e con l'altra apriva la sua vagina per inserirlo. Cominciò a scoparmi con vigore.Diamine, che amazzone! I suoi glutei sbattevano sulle mie palle, il sue seno danzava a ritmo, su e giù su e giù. Le afferrai una tetta e gliela succhiai. Le mordicchiami il capezzolo, ci giocai e lo lo succhiai avidamente. I suoi gemiti contenuti avrebbero voluto esplodere come lei.Non riuscii a resistere oltre e fui io quello che esplose, tutto nel cappuccio. Lei non credo che se ne accorse, perché continuò la sua cavalcata selvaggia. Il mio pene non sapeva se ammosciarsi, non avendo più batteria o se rimanere duro. Fatto sta che tanta foga, se prima mi aveva incitato a dare il meglio di me, ora faceva un po' male.Le dissi: "Ila, sto venendo, rallenta". Dopo un po', anche lei finalmente si mise a riposo, con buona pace del mio animaletto. Avevamo combinato un pasticcio. Le sua fighetta era fradicia e ancora aperta, esattamente come il mio preservativo che sembrava un palloncino pieno d'acqua. L'immagine di quella sua passerina provata, e l'odore che avvertivo ...