1. L'epopea delle candele - terza e ultima parte.


    Data: 26/02/2020, Categorie: Etero Autore: Honeymark

    L’epopea delle candele.
    
    7.
    
    La sera prima del martedì grasso chiamai le mie quattro matricole schiave e i due fagioli scaduti per dire loro come avrei organizzato la serata dell’indomani per la festa della siderea laureanda, spiegando cosa dovevano fare per me.
    
    Ordinai a Lucia di offrirsi da cavia, dato che lei non avrebbe potuto aiutarmi in quanto costretta a subire la pena della gabbia, e lei non poté fare altro che prestarsi da volontaria.
    
    La portai in bagno, la preparai con cura e la portai fuori con uno dei vestiti che mi aveva dato il sarto. Ovviamente aveva le mani legate dietro la schiena e l’adesivo sulla bocca.
    
    - Attenzione, – dissi loro. – Vi mostro cosa dovrà fare ognuno di voi domani sera. Andrà tutto così, salvo il fatto che le matricole, maschi e femmine, staranno su dei cubi che ho fatto preparare apposta.
    
    - Scusa – disse un ragazzo, – anche i maschietti saranno vestiti così, da donna?
    
    - Certo! – Risposi. – E con calze e reggicalze.
    
    Mostrò un insano interesse all’idea.
    
    - In tutto si tratta di 20 matricole – precisai, – di cui 15 femminucce e 5 maschietti.
    
    Sentii un sommesso mormorio.
    
    - Ora fate attenzione – proseguii, – perché dovete imparare a fare il tutto in brevissimo tempo, in modo che in quattro mosse possiate preparare tutte le matricole condannate al carciofo aggravato lampante.
    
    Feci notare un particolare asola in filo, fatta col nailon da pesca, che non si vedeva, e in un attimo compii l’opera.
    
    Tutti restarono a ...
    ... bocca aperta.
    
    Poi lo feci fare a loro e quindi aggiornai l’incontro alla sera successiva.
    
    - Fantastico! – Esclamò Valentina quando fummo soli. – Che meraviglia!
    
    - Grazie.
    
    Ci ritrovammo tutti alle 19 in palestra, cove il catering aveva già portato il necessario. Avrebbero fatto da cameriere le matricole libere non condannate, guidate da un altro anziano come me che era stato incaricato al servizio in sala, assicurandosi però che le cameriere lavorassero senza mutandine. In una festa di laurea sarebbe stato un affronto che le matricole indossassero biancheria.
    
    Nelle sale a fianco erano state raggruppate le condannate e i condannati.
    
    - Bene, – dissi loro. – Volete spogliarvi e indossare questi vestiti?
    
    Dopo un attimo di titubanza si spogliarono. Tutte, prudentemente, portavano calze e reggicalze.
    
    - Tu, – dissi al mio unico maschietto schiavo. – Spoglia i maschi e fai indossare loro le calze e i vestiti da donna.
    
    - Sì capo.
    
    – Rispose soddisfatto. – Ma le calze dove le prendiamo?
    
    - Eccole, – gli consegnai una scatola. – Sono appena state inventate. Si chiamano autoreggenti perché stanno su senza reggicalze.
    
    Aprirono e guardarono curiosi le nuove calze.
    
    - Queste non scompariranno mai! – Esclamò Valentina.
    
    - Non montarti la testa, – le dissi. – Il collant è troppo comodo.
    
    Mi guardarono perplessi.
    
    - Forza ragazzi, – dissi. – Al lavoro!
    
    - Possiamo mettere le autoreggenti anche alle femminucce?
    
    - Perché no? – Risposi pensandoci. – Se ...
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