1. L'epopea delle candele - terza e ultima parte.


    Data: 26/02/2020, Categorie: Etero Autore: Honeymark

    ... avanti in posizione fetale. Le misi un cerotto sulla bocca, le infilai degli elasticini fino in cima alle cosce, Le legai i polsi dietro la schiena e chiusi il coperchio. A quel punto la fissai in modo che dovesse restare immobile con le cosce aperte il più possibile. Doveva essere scomodissima, ma era lì per divertire e non per divertirsi. Era la contropartita per l’esenzione dai pompini.
    
    Infine Valentina mi diede il lungo e grosso cero che le avevo fatto prendere apposta. Lubrificai la base, che era arrotondata di fabbrica, la infilai nel foro della gabbia che si trovava all’altezza giusta, quindi raggiunsi in buco del culo di Lucia. A sentirsi toccare lì, per quanto bloccata, ebbe un piccolo sussulto. Ottimo.
    
    Valentina mi guardava allupata.
    
    Spinsi piano il cero spostando in avanti Lucia finché non vidi allargarsi l’ano per far posto all’intruso. A quel punto Lucia scivolava da sola attorno al cero, mentre le natiche si stringevano come se in quella maniera avessero potuto impedire l’introduzione, Ma quando raggiunsi il fondo, al contrario, le natiche si allargarono sbracate, sconfitte e violate dal mio cero.
    
    Valentina diede un’ultima manata al cero che fece sobbalzare la vittima.
    
    Infine la coprì la gabbia con il telo verde. Si vedeva la sporgenza del cero che usciva dalla gabbia, ma non si poteva capire cosa fosse.
    
    Lucia sarebbe rimasta lì in quelle condizioni il tempo necessario perché la sala si riempisse e prendesse vita, grazie alle matricole ...
    ... condannate al carciofo lampante. Anche loto dovettero restare ferme sui cubi con il cero nel culo, con intorno i miei aiutanti pronti a far scattare le mie disposizioni.
    
    Quando arrivò, verso le 19.30, andai incontro alla neolaureata e le porsi i saluti miei e dei miei collaboratori, assicurandole che matricole e ingabbiata erano a posto e pronte per allietare la serata agli anziani fuoricorso e a lei, appena diventata «dottoressa dal buco del culo», come si dice cantando. Termine appropriato per quel tipo di feste di laurea.
    
    Verso le 20, quando la sala era piena di invitati, la laureata richiamò l’attenzione dei presenti e li invitò ad assistere all’accensione delle candele.
    
    Il sala scoppiò il silenzio e tutti si guardarono intorno per capire cosa sarebbe successo.
    
    - Guardate le matricole sui cubi, – disse al microfono. – Sono legate e imbavagliate, in quanto minus quam merdam, ma tra un po’ illumineranno la scena come le lucciole. Le lucciole, come si sa, hanno la luce sul culo.
    
    I presenti scelsero la matricola sul cubo più vicino.
    
    - Dopo la performance di questa sera – aggiunse, – le matricole prenderanno il papiro firmato personalmente da me e di diritto diventeranno fagioli. Sarà il mio ultimo atto di clemenza per i minus habentes post captandam fellationem.
    
    Dopo i pompini al sottoscritto, intendeva dire.
    
    - Inoltre – concluse, – potrete assistere alla performance della Gabbia, inventata direttamente dal nostro illustre anziano che ha realizzato la serata e ...
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