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Susanno e i vecchioni - 4
Data: 28/02/2020, Categorie: Sesso di Gruppo Autore: IlBaroneRosso
... mi piaci da morire, mi piace come mi baci, mi piace il tuo volto mentre mi scopi, mi piace come mi stringi, come mi tocchi, mi piace come mi strapazzi le tette, mi piace come me lo spingi dentro, come se volessi arrivare chissà dove. Mi piaci Giorgio. Aveva parlato a bassa voce, nel suo orecchio. E Giorgio le ripeteva a bassa voce le sue stesse parole, anche tu mi piaci, anche tu sei fantastica. Ma lei sembrava non sentire la sua voce, sentiva solo la sua spada infuocata che le spingeva più forte che poteva dentro di lei - Ah sì, mi piaci, Giorgio, mi piaci, e tu dimmi che mi ami, dimmi che mi ami, dimmi che mi ami, ah, sì, dimmelo dai, ah. Ora gridava quasi e alla fine gridò tutto il suo orgasmo. Gli altri si fermarono. Rossana scostò il ventre di Giorgio, che invece l'avrebbe trattenuto chissà fino a quando dentro di lei. - Un attimo, Giorgio, che devo prendere questo – e con un bicchierino più piccolo cercava di prelevare alla fonte il succo d’amore di Susanna. Adesso Susanna era ferma, si stava riprendendo, Rossana l’accarezzava tra le cosce, per prendere qualche altra goccia del suo piacere, ma anche no. Posò il bicchiere e cominciò a baciarla e a leccarla lì. Mario riprese le sue manovre con Giorgio, anche Giulio gli si era avvicinato. Lo misero in mezzo, vieni Giorgio, gli diceva Giulio, riprendiamo il giochino di prima. Lo posizionarono in ginocchioni, l’affare grosso di Giulio in bocca, da leccare, ciucciare e succhiare piano. Lo segava ...
... con le sue labbra, facendolo entrare tutto in bocca, fino quasi a strozzarsi. I versi che faceva Giulio gli dicevano che andava bene così. Mario glielo stava puntando contro; gli assestò due manate sulle chiappe e intanto gli diceva: - Rilassati, Giorgio, vedrai che non ti faccio male. Entrò piano, entrava e usciva solo la cappella, lo capiva perché faceva fatica a entrare, ma quando entrava, il resto scivolava dentro più facilmente. - Ti faccio male, ragazzino? Tirò fuori dalla bocca l’affare di Giulio per rispondergli: - No, non tanto, brucia un poco dentro quando lo muovi dentro. - È perché sei ancora asciutto, adesso ci penso io. Mario lo tirò fuori e sembrò quasi che sputasse sulla mano, tanto era la saliva che si era messo intorno al membro. Stavolta quando entrò non gli bruciava più come prima. Certo gli faceva male, ma la situazione nuova e intrigante gli rendeva sopportabile qualsiasi cosa. Si sentiva uno schiavo sessuale, come ai tempi degli imperatori romani, una specie di eunuco moderno, dedicato a soddisfare le voglie dei suoi padroni, erano voglie normali, non erano cattiverie inutili, non erano umiliazioni. Era in contemporanea l’oggetto del piacere di Giulio, che infatti mugolava per il lavorio della sua bocca. Pensò per un attimo a Mariarosa: di sicuro lei non gli aveva mai fatto un pompino così, come quello che lui stava facendo a Giulio. Con la mano libera gli accarezzava le palle, se lo spingeva dentro la bocca, e ...