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A letto con papa'
Data: 29/02/2020, Categorie: Gay / Bisex Autore: nh-paul
Scritto da archetto Quando ero piccolo sono partito con papà per presenziare al funerale di un parente a Campobasso, città d’origine della famiglia. Arrivati a Napoli, per il solito sciopero ferroviario, abbiamo dovuto fermarci e passare una notte in albergo. Era un grande hotel “fin de siecle”, tutto stucchi e ori, e la nostra camera aveva un balconcino che guardava la stazione ferroviaria. Il caldo di luglio era atroce, fatta una doccia, siamo caduti sul letto distrutti. Mi svegliai dopo un po’, nel grande letto mio padre mi dormiva accanto: aveva il solito respiro pesante, le braccia e le gambe divaricate. Mi soffermai a guardare il suo possente torace peloso che creava due mulinelli di peli neri intorno ai capezzoli: come era diverso dal mio corpo glabro e longilineo! Anche sullo stomaco i peli si prolungavano verso l’elastico del pigiama e mi meravigliai nel pensare che chissà quanti peli c’erano là dove, sul mio pube, cominciava ora a nascere una peluria bionda. Alzatomi senza fare alcun rumore, gli girai attorno perché avevo notato che l’apertura delle mutande avrebbe potuto farmi intravedere l’oggetto della mia curiosità. Infatti dal nuovo punto di vista non solo vedevo tutta una selva nera, ma anche il suo sesso, grosso e mezzo duro. La cosa mi eccitò a tal punto che divenni tutto rosso come se avessi compiuto chissà quale peccato e il mio pisellino diventò duro. In fretta mi rifugiai in bagno e ...
... cominciai a menarmelo finché un liquido trasparente schizzò sullo specchio e sulle mani. Era già da qualche tempo che avevo scoperto la masturbazione e spesso mi ci dedicavo. Lo facevo anche con Rosetta la figlia della portinaia che mi faceva una sega e poi lasciava che le appoggiassi un dito sopra la fighetta. E lo facevamo con i compagni sul pianerrotolo davanti ai solai del condominio, facendo a gara a chi veniva prima e a chi lo faceva andare più lontano. E basta. Tutta la mia sessualità era questa e non pensavo proprio che ci potesse essere qualcosa d’altro. Ripresomi, dopo essermi ben lavato e aver pulito lo specchio, tornai di là: ora mio padre s’era girato sul fianco e la punta rossa faceva capolino dai boxer chiamarli boxer è un eufemismo x quel tipo di mutande direi militari. Di nuovo mi turbai, di nuovo non sapevo più che fare: ritornare in bagno o fingere di dormire? Ma i miei occhi non si staccavano da quel grosso pomodoro, sul cui buchino scintillava una goccia. La morale inculcata negli anni mi faceva sentire un diavolo. Non volevo pensarci e i miei occhi cadevano sempre lì. Ma che fare?!? Decisi di stendermi e in cuor mio pensai che avrei dovuto in futuro fare attenzione a non dividere più il letto con papà. Ma ero nervoso, continuavo a muovermi e così anche lui cominciò a girarsi e rigirarsi. Un pensiero, formatosi inaspettatamente nel mio cervello, mi fece allungare la mano in direzione del punto ...