-
Un etero convertito
Data: 02/03/2020, Categorie: Gay / Bisex Autore: adad
... di ferie che ero stato costretto a prendermi, decisi di fare una sciocchezza e andarmene un paio di giorni a Milano, una città che conoscevo più di nome che di fatto. Senza pensarci troppo, misi qualcosa nella borsa da viaggio e presi il primo Frecciarossa disponibile. Su internet avevo prenotato un B&B nelle vicinanze della stazione Centrale, così lasciai lì il bagaglio e iniziai le mie escursioni turistiche: il Duomo, il Castello, Sant’Ambrogio… A dire il vero, oltre alle bellezza artistiche della città, ammirai molto anche altre bellezze… ci siamo capiti, ma non tentai nessun approccio: il fascino, la disinvoltura, la spigliatezza di quei ragazzi mi metteva in un certo senso a disagio, mi faceva sentire come inadeguato, oltretutto alle soglie ormai dei quarant’anni. I giorni passarono in fretta e la mattina del terzo, ritirai la borsa e mi concessi un ultimo giro in città, prima di prendere il treno nel tardo pomeriggio. Mi ero fermato a mangiare qualcosa ad una tavola calda nei pressi di piazza Duomo, quando, mentre facevo la coda alla cassa col vassoio in mano, il tipo che era due persone davanti a me si voltò e mi sembrò che la sua faccia avesse un che di familiare. Dove diavolo lo avevo visto? Che fosse qualche personaggio televisivo? Ci stavo rimuginando sopra, quando tornò a voltarsi… quei lineamenti… quegli occhi… Ebbi un tuffo al cuore! Se non fosse per la barba, avrei giurato che era Stefano. Lo seguii con gli occhi, mentre si allontanava col ...
... vassoio alla ricerca di un tavolo, e quando lo seguii, vidi che ce n’era uno libero poco lontano dal suo. Mi sedetti… provai a mangiare, ma non ci riuscivo… Era lui, ci avrei giurato… La barba poteva anche essersela fatta crescere nel frattempo. Alla fine non resistetti più: mi alzai e lo raggiunsi. “Mi scusi, se la disturbo… - feci, e quando sollevò la faccia e mi fissò con i suoi occhi neri non ebbi più alcun dubbio – ma lei mi ricorda un caro amico…” Lui sorrise e si alzò. “Ricordi bene!”, fece e si alzò, porgendomi la mano e poi abbracciandomi. Mi sedetti al suo tavolo, ma ci dimenticammo tutti e due di mangiare, presi a raccontarci, a informarci, a ricostruire il lungo periodo vuoto in cui eravamo stati assenti l’uno per l’altro. Seppi, così, che il matrimonio non aveva funzionato, che era divorziato da un paio d’anni e per fortuna non aveva figli. Col matrimonio però era andato a farsi benedire anche il lavoro ecc. ecc. ecc. Mi chiese di me. “E tu? Sei sposato?” E finalmente gli confessai quello che ero. Lui mi fissò a lungo. “Perché non me l’hai mai detto?” Feci spallucce. “Non mi sembrava una cosa importante. – replicai – E poi, quelli erano altri tempi.” Quando seppe che stavo per ripartire, ma che mi restavano alcuni giorni di ferie: “No, tu non ti muovi da qui! – mi intimò – Non voglio passare altri dieci anni senza rivederti.” “Ma ho già disdetto…” “Beh, puoi prenotare da me, - disse, scherzando – nel mio appartamento ho una ...