-
Big bang
Data: 04/03/2020, Categorie: Gay / Bisex Autore: pitaya
L’inizio di una storia è sempre complicato perché nessuna storia che si rispetti ha un inizio precisamente collocato nel tempo e nello spazio. Ha un principio fisico, pratico, la famosa goccia che fa traboccare il vaso o la scintilla che dà il via all’incendio, un evento accaduto in un dato luogo alla data ora – ma è limitante considerare una manciata di numeri e fatti “l’inizio”. Questa storia inizia prima di ciò che andrò a raccontare e inizia molto dopo, forse non è ancora iniziata. Il punto è che non lo so. Perché non sono solo i racconti d’amore e sentimento ad essere difficili, intricati e pieni di strade traverse. Lo sono anche i racconti di sesso, passione e desiderio, di erotismo ed emozioni perverse, lo è il sesso in sé – una dimensione dimenticata dalla stragrande maggioranza dei migliori romanzieri. Io ero uno di quei ragazzi perennemente eccitati, uno di quelli pronti a far battute sul seno di questa compagna di classe o sul sedere di un’altra, anche se mai davanti alla ragazza in questione, non ero così scostumato. Ci davamo arie da grandi conquistatori se riuscivamo ad ottenere l’attenzione della più carina e negli spogliatoi, dopo le partite a calcetto, si facevano gran discorsi sul sesso (e più di una volta, si vedeva qualche compagno sparire nei cubicoli del bagno se la situazione si faceva torrida). Lo si faceva, con un maggior pudore, già alle medie, ma essere al liceo, anche se solo al primo anno, ci faceva sentire grandi, adulti, padroni del mondo ...
... e di noi stessi. Il sesso: un pensiero fisso, un obiettivo costante, il fulcro di ogni battuta e azione. Sarà stato per repressione inconscia, per l’educazione fervidamente religiosa e tendente al bigottismo che avevo ricevuto in famiglia o per il non nascosto ostracismo che la società riservava ai “ricchioni”, ma io non ero mai stato attratto da uomini o coetanei, né avevo mai neanche di sfuggita pensato ad un corpo maschile durante i miei solitari. Ero, infatti, praticamente ossessionato dalle tette. Osservavo con avidità i seni delle mie ancora giovani compagne di classe (alcune già parecchio sviluppate, i seni tondi premuti contro il petto da reggiseni contenitivi o lasciati liberi di far capolino dalle scollature con fasulla casualità) o adocchiavo furtivamente le gioie morbide e mature delle signore per la strada, memorizzandone forme e “andamento” (in che modo rimbalzavano, quanto si dimenavano, come si adagiavano all’interno dei reggiseni; i seni piccoli e sodi mi lasciavano quasi indifferente, mentre il liquido movimento di quelli pieni e ricchi mi ipnotizzava). Quand’ero solo in casa, passavo il tempo ad immaginarne la consistenza. Non ne avevo, naturalmente, mai vista una dal vivo, ma potevo andarmene facilmente per un’idea grazie al fantastico mondo dei giornali porno, dei film vietati ai minori che venivano trasmessi in seconda serata o di notte e delle prime esperienze su internet. Avevo anche io la mia cotta, come tutti. Frequentavamo lo stesso corso ...