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Big bang
Data: 04/03/2020, Categorie: Gay / Bisex Autore: pitaya
... ringraziamento a Michele, quindi aprii la portiera e mi sedetti sul sedile posteriore. La ragazza bionda si accomodò accanto a me, lasciando il posto avanti a Marika. Ci mettemmo in moto. La bionda si voltò verso di me e mi tese la mano: « Io sono Elvira. Vado a danza con Marika. » Le strinsi la mano, presentandomi a mia volta. Ne approfittai per ringraziare di nuovo per avermi invitato. Michele scoppiò a ridere. « Se continui così le conversazioni diventeranno monotone. » « Lascialo stare! È solo imbarazzato perché è il più giovane » mi venne incontro Marika e Michele ridacchiò ancora. Eravamo fermi ad un semaforo e le due ragazze avevano iniziato a parlare di – qualcosa. Roba da femmine, suppongo. « Allora, » esordì il guidatore, adocchiandomi dallo specchietto « Chistian, per che squadra tifi? » « Napoli. » Sobbalzò in modo teatrale, trattenendo il respiro drammaticamente. « Sciagura! Mi spiace, devi scendere dalla mia auto. » « Perché invece tu…? » « Interista nel cuore. » « Scendo volentieri, guarda. » Quello gli strappò un’ altra risata, un po’ inaspettata. A scuola, i fan di Marika giudicavano Michele Rispoli un fighetto presuntuoso. Le ragazze, invece, lo consideravano gentile e premuroso. Lo avevo conosciuto da pochi minuti e tutto ciò che avevo visto era una persona estroversa, educata e con un senso dell’umorismo un po’ di nicchia, il che mi parve strano per uno che era andato al Nautico. Continuammo a blaterare delle ...
... relative squadre e delle ultime partite e poi passammo alle domande di routine. « Ce l’hai la ragazza? » chiese, ed io risposi con un borbottio imbarazzato che lui interpretò come un “no”. Non so come, finimmo a parlare di Glenn Close e dei film di Mel Brooks. Improvvisamente, iniziò a piovere. Non una pioggerellina sottile né un fugace temporale di inizio estate, ma una vera burrasca. Il momento prima il tempo era parzialmente sereno, quello dopo l’acqua veniva giù a secchiate. « Niente gita al porto, mi sa » commentò Elvira. Marika mise il broncio, incrociando le braccia al petto. « E ora che si fa? » « Casa mia è a cinque minuti da qui. Festino al coperto? » offrì Michele. « Film? » propose Elvira. L’idea piacque a tutti. Michele abitava in un appartamento piccolo ma piuttosto accogliente, apparentemente da solo. Non eravamo abbastanza in confidenza perché gli chiedessi dove fossero genitori o familiari vari. Le ragazze si fiondarono subito in bagno ad asciugarsi i capelli che si erano infradiciati nel tragitto dal parcheggio al portone d’ingresso. « Tu sei a posto? » mi chiese lui, sparendo verso quella che doveva essere la cucina. Io annuii e lo seguii, giusto perché non mi andava di restarmene in salotto fermo in piedi. « Se devi chiamare a casa per avvertire, il telefono è nell’ingresso » mi informò. « Non ce n’è bisogno, i miei non tornano prima di sera inoltrata. Manco se ne accorgeranno. Grazie, comunque. » Lui fece un cenno casuale ...