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Big bang
Data: 04/03/2020, Categorie: Gay / Bisex Autore: pitaya
... extrascolastico di inglese per il conseguimento del PET ed ogni tanto le parlavo. Si chiamava Marika Ortolano ed era una vera Venere. Labbra gonfie e sempre pennellate di lucidalabbra dai colori accesi, lunghi capelli castani, chilometrico stacco di cosce, un culo a mandolino di tutto rispetto ed un paio di seni che parevano usciti da una pubblicità di Victoria’s Secret. Era due classi avanti alla mia e praticamente mezza scuola le andava dietro. Nessuno aveva una qualche speranza, visto che il suo ragazzo, Michele, si era diplomato quattro anni prima all’Istituto Nautico, era stipendiato e auto-munito. Tuttavia, in questi casi non si tratta di speranza. Marika andava comunque in giro per la scuola con maglie scollate e pantaloni aderenti a beneficio dei nostri sguardi allupati, e per quello che potevamo avere a quell’età in un paesello di provincia tanto ci bastava. Un giorno, al corso eravamo solo noi due. Un po’ era perché la mattina c’era stato sciopero totale e nessuno si era presentato in classe (ma il corso non era palloso come le lezioni e poi mancavano poche settimane all’esame; ero un allupato, non uno scansafatiche), un po’ magari è stata la mia buona sorte. Fatto sta che eravamo solo noi due e che lei era una ragazza socievole. Vorrei raccontarvi di come danzavano le sue labbra quando parlava e di come si grattava la punta del naso dopo che aveva finito di ridere, ma questa non è la storia di Marika. È la storia di Michele. Passammo le due ore di corso ...
... a chiacchierare fra di noi. La prof ci aveva lasciati soli in classe a fare test di grammatica e conversazione e quindi naturalmente non combinammo un bel niente. Dopo, quando fummo fuori scuola, fui quasi sul punto di invitarla a uscire, totalmente dimentico del suo ragazzo. Lo stridio di una frenata me lo fece ricordare. Ed eccolo lì, a parcheggiare davanti all’edificio con manovre sicure. Marika squittì e gli andò incontro di volata, saltandogli al collo non appena lui aprì la portiera. Quel giorno, isoddava una giacca di pelle scura ed una camicia, un paio di occhiali da sole a goccia sulla testa, fra i capelli neri. Dalla parte del passeggero uscì una ragazza bionda, piuttosto bassina e magra, ma molto ben fatta, che meritò un altro saluto affettuoso da parte di Marika. Incerto sul da farsi, mi voltai e mi diressi verso la fermata del pullman pochi metri più in là. Però qualcuno aveva altri programmi. « Christian! Ehi, dove vai? » mi chiamò Marika. Mi voltai e le indicai la fermata dell’autobus. « A casa. » Lei fece un verso di disappunto. « Noi stiamo andando giù al porto. Se vuoi, puoi venire! Mi farebbe piacere! » Mi sorrise con aria speranzosa e pensai che era la cosa più bella che avessi visto. Pur sapendo che me ne sarei pentito (non ero mai a mio agio in mezzo agli sconosciuti, soprattutto se più grandi di me), accettai. Lei emise un gridolino di soddisfazione e mi fece cenno di salire in macchina. Con grande imbarazzo, lanciai un’occhiata di ...