1. Big bang


    Data: 04/03/2020, Categorie: Gay / Bisex Autore: pitaya

    ... davvero tornare a casa? » mi domandò lui. Sentivo i suoi occhi che mi trapanavano il cranio. Negai ancora. La sua presa si allentò e lui fece un passo avanti, entrando nel mio spazio vitale. Lo sentivo muoversi, la sua mano che mi accarezzava il braccio, ma io non potevo. Mi divincolai senza sforzo e frapposi parecchi metri fra noi due.
    
    « Smettila, sta’ lontano! Io non sono così, a me piacciono le femmine! » cercavo di mantenere un tono di voce basso, dato che i rumori rimbombavano nella tromba delle scale. Non sapevo più cosa provare o cosa pensare. La confusione, il disprezzo, il desiderio – tutto dentro di me, tutto un groviglio intricato.
    
    Lui sorrise, quasi divertito. « Non devi… “essere così”. Basta che ti piaccia. »
    
    Si avvicinò di nuovo, stavolta non mi allontanai. Portò le mani sul mio viso gentilmente, mi carezzò le guance con delicatezza.
    
    « Questo ti piace. »
    
    Non era una domanda. Lui lo sapeva. Lui era così sicuro che sentii uno slancio di feroce invidia. Lui sapeva quello che voleva e quello che voleva ero io. Deglutii. Mi prese il braccio e mi spinse piano verso un angolo. Aprì una porta che non avevo notato, accese la luce e mi fece entrare, chiudendosi la porta alle spalle. Era uno sgabuzzino umido e piccolo, ma non importava.
    
    Michele si muoveva con gesti abili e consapevoli. Aveva lasciato cadere il mio zaino a terra con un tonfo sordo, seguito dal mio giubbino. Le sue mani che giudicai esperte mi percorrevano tutto il torso, ...
    ... soffermandosi con più insistenza sull’incavo del mio collo. Io mi appoggiavo al ripiano dietro di me senza il coraggio di muovermi. Avevo spento il cervello e mi ero abbandonato a lui.
    
    Ad un certo punto, smise di toccarmi. Mi sentii come privato di qualcosa di fondamentale, come l’aria. Aprii gli occhi. Si era sbottonato la camicia e stava armeggiando con la cerniera dei pantaloni. Sollevò il volto verso di me e – mi tolse il fiato. Lo guardai per la prima volta da quando avevamo iniziato a vedere quel film. Le guance avevano assunto un colorito acceso ed il suo sguardo, irriverente e placido normalmente, era diventato pungente e deciso. Una punta di disperato bisogno.
    
    Azzerò la distanza fra noi e si avventò sulle mie labbra.
    
    Rino, un mio compagno di squadra mi aveva raccontato del suo primo bacio con una ragazza del suo paese. Aveva snocciolato tutti i dettagli, raccontando del sapore della bocca di lei e di quanto fosse stato eccitante. Conoscevamo tutti la teoria, ma il racconto ce lo aveva fatto sembrare dieci volte meglio. Mi era sembrato il paradiso. Nulla mi aveva preparato a quello che fu effettivamente. I dettagli pratici Rino li aveva ben esclusi. Non aveva detto niente sul modo in cui non sai esattamente come inclinare la testa, cosa fare per non far cozzare i nasi, come muovere la lingua. Non aveva parlato del fatto che ci sarebbe stata molta saliva sprecata e che un eccesso di passione può far male ai denti.
    
    Ma non aveva reso giustizia neanche al modo in cui ...
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