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Big bang
Data: 04/03/2020, Categorie: Gay / Bisex Autore: pitaya
... tesi, i muscoli contratti. Alla mia sinistra, Michele si lasciò sfuggire un sospiro profondo ed un brivido incontrollato mi percorse la pelle. Un nodo al centro della gola mi impediva di deglutire. Ero incapacitato perfino a sviluppare un pensiero coerente. Quando la mano, che continuava il suo massaggio, si spostò più avanti e le dita mi carezzarono la guancia, qualcosa dentro di me scattò. Chiusi gli occhi e premetti il volto contro il suo palmo, abbandonandomi completamente al contatto. La sua pelle era ruvida ed i suoi polpastrelli sulla mia guancia si lasciavano dietro una scia bollente. Volevo questo – volevo carne contro carne, pelle contro pelle, volevo arrendermi alle sensazioni che stavo provando e che non avrei dovuto provare. Che non avevo mai provato. Il mondo si era ridotto al pollice di Michele che giocava con le ciocche di capelli alla base della nuca. Tutto il resto era svanito. « Cazzo, che gran film, eh? » L’esclamazione di Marika mi strattonò via dalla mia bolla di piacere e Michele ritrasse la mano di scatto. Il primo istinto fu quello di artigliarla e riportarla dov’era, ma in qualche modo riuscii a contenermi. Lentamente, tornai alla realtà e vidi che il film era terminato. Sullo schermo scorrevano i titoli di coda ed Elvira si stava stiracchiando, commentando con un’osservazione che non ascoltai. Michele si alzò ed io non ebbi il coraggio di guardarlo. Ero stordito, mancavo di lucidità, il mondo mi raggiungeva in modo ovattato. Mi ...
... raddrizzai e riuscii a ricompormi in maniera da non far trapelare il mio turbamento. Non sapevo se volessi andarmene, scappare via o ascoltare le pulsazioni interne e restare. Quella parte razionale di me che era sopravvissuta mi consigliò di trovare una scusa e alzare i tacchi, perché le condizioni in cui mi trovavo erano pessime. Biascicai qualcosa del tipo “ho mal di testa” o “i miei saranno preoccupati” e riuscii perfino a reggere una sorta di conversazione con Marika circa la possibilità di un prossimo incontro tutti insieme. Elvira mi rivolse parole gentili ed un abbraccio e poi mandò tutto a puttane: « Ma che fai, lo lasci andare a casa da solo? Accompagnalo in macchina! » A nulla valsero i miei tentativi di dissuasione e alla fine l’entusiasmo di Michele nell’accogliere la proposta convinse anche me. Ci dirigemmo tutti nell’ingresso, salutammo le ragazze sulla porta e loro lo informarono che avrebbero usufruito in modo vergognoso del barattolo di Nutella stipato nella dispensa. Lui diede loro campo libero e un attimo dopo ci ritrovammo da soli, sul pianerottolo. « Abiti molto lontano da qui? » Io non mi fidai della fermezza della mia voce e risposi con un cenno di diniego. Incerto sul da farsi, decisi di iniziare a scendere le scale. Lui mi seguì. Nell’androne del palazzo, giusto prima che aprissi il portone, Michele mi afferrò il braccio e mi bloccò. Io obbedii al comando muto e mi fermai, lo sguardo fisso su un punto oltre le sue spalle. « Devi ...