1. I giardinetti 5


    Data: 04/03/2020, Categorie: Gay / Bisex Autore: overbsx

    Trascorrere la notte, fu molto difficile, continuavo a rigirarmi nel letto, nel buio mi pareva di vedere il volto di Marco. Marco, bellissimo Marco, i suoi capelli ricci, il suo corpo snello, la sua pelle senza ombra di peli: solo pochissimi sul sesso, un sesso che amavo avere nella mia bocca. Avevo ingoiato ormai da ore il suo seme, ma il suo sapore lo avevo ancora in gola; chiusi li occhi pensando a lui.
    
    A scuola aspettai con ansia la campanella della ricreazione, al suo squillo io ero già nei corridoi. Quando ci incrociammo avrei voluto abbracciarlo e baciare quelle labbra che parevano disegnate dal più grande pittore mai esistito. Il suo sorriso mi sconvolse, mi guardava in maniera dolcissima. Fu lui a dirmi di salire al terzo piano, ci saremmo rivisti nell’atrio palestra. Giungemmo separatamente, quel posto a quell’ora era deserto, lo sapevamo entrambi; attraversammo un corridoio di servizio, e finalmente eravamo al sicuro nelle docce: se fosse arrivato qualcuno avremmo sentito i passi nel corridoio. Fui sorpreso dalla foga con cui mi chiuse contro il muro impadronendosi della mia bocca. La sua lingua esplorava tutto il mio palato, avvertivo e respiravo il suo alito fresco, leccavo la sua lingua liscia e carnosa come le sue dolci labbra; la saliva si mescolava con la sua, entrambi cercavamo di aspirare uno la lingua dell’altro. Tutto questo avveniva mentre le mani esploravano i nostri corpi con una frenesia che solo due innamorati possono comprendere. Il tutto ...
    ... avveniva nel massimo silenzio, nell’aria era palpabile solo il battito frenetico dei nostri cuori e l’armonia del nostro desiderio, del nostro amore. Quando la passione del nostro ritrovarsi si placò, Marco disse: “ho voglia di te, da ieri penso solo a te, succhiami ti prego”.
    
    La dolcezza della sua voce, mi fece comprendere che forse anche in lui era nato un sentimento più grande di noi. Mi piegai sulle ginocchia, abbassai la sua tuta; il suo cazzo spingeva contro le mutandine, e non appena le sue mani le abbassarono, il cazzo schizzo fuori urtando contro il ventre: era maestoso nel pieno della sua virilità. Col palmo della mano lo lisciava facendolo strusciare sul ventre, la cappella era infuocata, luccicava per via della presborra che emetteva; lo impugnò, e mentre lo avvicinava alle mie labbra dischiuse e pronte ad accoglierlo; fece scorrere la mano dalla base verso la cappella, liberando il condotto da quella prelibatezza che, con delicatezza depositò sulla mia lingua. Gustai con gusto quel nettare, quel liquore che Marco produceva per amore mio. Avrei voluto durasse in eterno quell’incontro furtivo e clandestino, si clandestino anche se allora, nessuno dei due comprendeva il motivo di doversi nascondere. Avrei voluto durasse, ma il primo squillo di campanella, mi indusse ad ingoiare per intero quel sesso: Marco comprese di non aver molto tempo, e affondava nella mia gola con dei colpi sempre più violenti, sino a farmi sbattere più volte la nuca contro il muro. Bastarono ...
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