1. I giardinetti 5


    Data: 04/03/2020, Categorie: Gay / Bisex Autore: overbsx

    ... devi abituare il culo a rilassarsi, solo così potrai prenderlo nel culo, solo dopo che ti avrò rotto il culo potrai dire di essere completo”. Si in effetti quel lavaggio mi piaceva, ma, mi pareva impossibile potesse entrare il cazzo nel buchino. Lui ora lo sentivo più dentro, avevo un bruciore leggero, il signore aveva infilato due dita e una volta dentro le apriva facendole ruotare. Disse che nulla è impossibile se lo si desidera, potrebbe solo essere più impegnativo: lo sentivo dentro e, cazzo mi piaceva. Ero stanco di quella posizione, anche perché ora dovevo tenere con le mie mani i glutei spalancati, mentre lui esplorava il mio interno con le sue grossa dita. Mi bruciava un pochino, per farlo desistere dissi che lo volevo in bocca, ma forse non volevo neppure quello: per la verità volevo andare da Marco, volevo solo che sborrasse e mi lasciasse andare. Il signore non desisteva, insisteva a lavorare il mio buco. Parlava, mentre continuava a lavorarmi dita, parlava tanto, usava un linguaggio volgare, crudo, a me sconosciuto prima di frequentarlo. All’inizio pensavo si sbagliasse quando si rivolgeva a me al femminile, poi compresi che si sentiva più maschio quando: ”dai dai troietta ingoia, usa la bocca come una figa, devi imparare a mungere sino all’ultimo schizzo dal tuo maschio”- Si alzò in piedi, il mio sguardo fu rapito da quel sesso turgido, la sua circonferenza era due volte quella del mio Marco, le sue grosse borse pendevano più del solito, come se fossero ...
    ... staccate dal tronco. Finalmente potevo abbassare le gambe, ebbi appena il tempo di stirarmi, lui ora era a cavalcioni sul mio petto. Il suo culo era enorme, copriva completamente il mio piccolo torace, con la mano strusciava la cappella sulle labbra dischiuse; l’odore di urina e sudore che emanava era molto forte, ma non mi dava fastidio, ormai ci avevo fatto l’abitudine. La presborra colava sulle labbra, ed io ero pronto a leccarla per poi ingurgitarla: quel gesto lo faceva impazzire, mugugnava e stringeva più possibile il canale del cazzo per farne uscire di più. Credo che a modo suo si sentisse più maschio umiliandomi in quel modo, ma io godevo anche di quello.
    
    Con la mano sollevò il mio capo prendendomi dalla nuca, ma poi, vedendo la mia difficoltà, mi lasciò andare piegandosi col ventre sul mio capo. I suoi peli mi urtavano il naso, i contenitori di sborra sbattevano sul mento sin quasi ad arrivare sulla gola, ad ogni affondo si fermava in gola schiacciando il mio viso, si tirava su quando ormai rimanevo senza respiro; sentivo il suo cattivo odore nel cervello, ne ero impregnato, mentre lui: “dai piccola dai, ti sto fottendo, sto scopando la tua bocca, apriti di più, devi imparare a prendere in bocca anche le palle, tra poco mi scarico, tra poco avrai il tuo latte caldo”. Ero stordito quell’afrore e la sua foga non mi facevano capire nulla, pensai alla dolcezza di Marco ed alla volgarità del signore, e anche se non lo accettassi, compresi che non potevo fare a meno di ...
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